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Secondo Draghi, la discussione in Europa sul ricollocamento dei migranti sarà molto lunga

Sul tema della migrazione, Germania ed Italia sembrano essere molto meno d’accordo di quanto hanno lasciato intravedere i rispettivi leader nella conferenza stampa congiunta a Berlino. La prima da quando Draghi è diventato premier

Era la prima volta che il premier Mario Draghi si recava per motivi istituzionali in Germania a incontrare la cancelliera Angela Merkel.

E se è vero che, fin dai tempi in cui era governatore della Banca Centrale europea, il rapporto dell’ex governatore della banca centrale europea con la politica tedesca è sempre stato complicato, è doveroso anche aggiungere che nella Merkel, Draghi ha sempre trovato un interlocutore moderato e affidabile. Il contraltare perfetto a coloro, che non a caso sono stati in seguito soprannominati falchi, che invece hanno tentato addirittura di portarlo in tribunale per le sue scelte di politica economica.

Nella tradizionale conferenza stampa congiunta a fine incontro, i due leader hanno cercato di spiegare ai giornalisti di cosa si è discusso e a che punto sono i rapporti di collaborazione tra le due nazioni. Il primo argomento non poteva che essere la finale degli Europei. Ormai da giorni si discute della possibilità che possa essere Roma e non Londra il luogo in cui potrà essere disputata. I contagi infatti nella capitale londinese non accennano a diminuire. Per questo secondo il premier italiano non si può pensare realmente di poter giocare la finale a Londra, in una nazione oltretutto costretta a rimandare le aperture previste a fine luglio, a causa dell’incremento di contagi causato dalla nuova variante delta del Covid. Ecco perché l’ipotesi che la finale non possa essere più disputata a Wembley diventa sempre più concreta. 

Alla domanda diretta di un giornalista tedesco, Draghi ha spiegato che accoglierebbe positivamente la scelta di giocare la finale degli europei a Roma, promettendo inoltre, e ricorre di nuovo la questione inglese, di impegnarsi personalmente affinché “non si faccia in un paese dove i contagi stanno crescendo rapidamente”. Non manca il tempo per le battute a cui ci ha da sempre abituato la cancelliera nelle sue conferenze stampa. La Merkel, per sottolineare la proficuità del dialogo avuto con Draghi, ha scherzato sul fatto che il calcio sembra essere l’unica cosa in cui i due non vanno d’accordo. La cancelliera ha poi proseguito nel suo intervento rimarcando come nonostante non sia certo la prima visita di Draghi nella nazione, resta comunque la prima “come premier. Purtroppo a causa del Covid, non c’è stato il picchetto d’onore, ma recuperemo”.

Draghi dal canto suo ha ribadito come considera solido e di fondamentale importanza l’asse franco-italiano. Chiede però alla Germania maggiore unità e condivisione di intenti sul tema della migrazione. In particolar modo, sulla questione dei ricollocamenti, ha spiegato il premier, “ci sarà da discutere a lungo”, segno che al di là della battuta della cancelliera, non è certamente solo il calcio l’unico punto di attrito tra i due. D’altronde, che l’Italia sia stata lasciata da sola in questi anni nella gestione dell’emergenza migranti è molto più che un dato di fatto. Così come lo è la continua ammissione di colpa della Germania e della cancelleria in primis, nazione che comunque rispetto alle altre ha sempre mostrato un atteggiamento meno rigido sull’accoglienza. Una presa di coscienza, quella della Merkel, sbandierata da anni ma che in realtà non ha mai trovato una vera prosecuzione politica.

La Merkel ha dichiarato, ribattendo implicitamente alle parole di Draghi, che le due nazioni, nella gestione dei flussi migratori si trovano in una posizione molto diversa, e diversi sono dunque i problemi con cui devono scontrarsi. Se il nostro paese è un punto d’arrivo, la Germania si trova invece a gestire un’ondata di movimenti secondari da parte di chi arriva sul territorio italiano per cercare rifugio in seguito in nazioni più ricche come quella tedesca: “Siamo d’accordo su come gestire il fenomeno, aiutando i paesi di provenienza, la migrazione illegale deve essere sostituita da quella legale. E siamo dell’avviso che non possiamo andare avanti senza la cooperazione con la Turchia”. E su questo punto anche Draghi si è accodato con fermezza alle parole della cancelliera: rinnovare l’intesa con il governo di Ankara è l’unica soluzione possibile per evitare nuove emergenze migratorie come quelle degli anni scorsi. 

Continuando nel suo intervento, il premier italiano ha poi ringraziato la Merkel per l’aiuto ricevuto dal nostro paese nei mesi più difficili della pandemia, così come del forte appoggio tedesco sul piano presentato dall’Italia per le spesa dei fondi previsti dal Recovery Plan. Draghi ha rassicurato i presenti sul fatto che l’Italia non si sottrarrà alle riforme richieste dai vertici europei per accedere agli aiuti economici, specificando che è finalmente arrivato il momento di renderle strutturali: “Io direi di sistema, che rendono l’Italia più equa e sostenibile. Questo è l’impegno di questo governo e l’impegno continuerà nei prossimi mesi, per avere un’Europa più forte occorre avere un’Italia più forte”.

Migranti, Mattarella: È lo stesso diritto internazionale ad assicurare protezione a chi scappa da guerre, disastri climatici e carestie

E proprio sulla questione dei migranti si è espresso di recente anche Sergio Mattarella, in un intervento in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Nel suo discorso, il presidente della Repubblica ha ricordato come sia in primo luogo il diritto internazionale a prevedere protezione per chiunque si ritrovi a dover abbandonare la sua nazione “in ragione di conflitti, persecuzioni, condizioni climatiche, calamità naturali e carestie”. Mattarella ci ha anche tenuto a rimarcare un dato espresso in questi giorni dal Commissario delle Nazioni Unite: sono oltre ottanta milioni la persone che per questi motivi sono state costrette a lasciare il luogo in cui vivono.

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Rifugiati che di certo non possono essere respinti con la leggerezza che per troppi anni ha contraddistinto l’operato dell’Unione, con poche eccezioni quali l’Italia, che in mezzo a mille contraddizioni, è restata comunque l’unico approdo sicuro per chi non aveva altra via che la fuga. È fondamentale dunque, ribadisce il Presidente della Repubblica, non dimenticarsi che “la protezione della vita umana, il salvataggio dei profughi, il sostegno ai sofferenti nelle crisi umanitarie, l’accoglienza dei più vulnerabili, sono impegni cui la Repubblica Italiana, in collaborazione con l’Unione Europea e le organizzazioni internazionali, non si è mai sottratta, anche nei tempi recenti segnati dalla pandemia”.

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