Federbio, le monocolture intensive rubano costantemente spazi alle foreste

L’associazione Federbio mette in evidenza l’importanza della biodiversità nell’agricoltura. E denuncia l’uso indiscriminato di pesticidi

terreno arido
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La monocoltura intensiva inaridisce il terreno. Il terreno arido impoverisce la pianta. La pianta depauperata della propria linfa diviene più facilmente accattabile dai parassiti. Per evitare il rischio dei parassiti si tratta la terra con dei pesticidi chimici. I pesticidi chimici uccidono la biodiversità ed inadiriscono il terreno. Il terreno arido impoverisce la pianta. Etc. etc. E da qui riparte il circolo vizioso.

Il sistema di agricoltura convenzionale è basato su questa spirale che crea effetti nocivi da ambo le parti: distrugge la terra e avvelena i cibi con i pesticidi chimici. Ma è il mercato che lo chiede. La monocoltura intensiva è l’unico modo si sostenere le richieste di produzione e di competizione sul mercato.

“Mentre per l’agricoltura convenzionale l’obiettivo è nutrire la pianta per l’aumento immediato delle rese, in agricoltura biologica l’obiettivo è nutrire la terra tutelandone la fertilità, gli ecosistemi e la biodiversità, per garantire cibo sano e nutriente e una stabilità di produzione in grado di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la possibilità di soddisfare i bisogni delle generazioni future.” Così Maria Grazia Mammuccini, presidentessa di Federbio, spiega la strategia di sostenibilità nell’agricoltura.

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Federbio, il mercato dei pesticidi

pesticidi
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L’uso dei pesticidi “Avvelena la terra e l’acqua e, in breve tempo, distrugge le economie e le popolazioni. I pesticidi nascono però con i mercati allargati e l’ampliamento degli scambi commerciali. Sempre più esigenti, i mercati e il commercio richiedono prodotti con determinati standard che, seguendo i processi naturali, non sempre sono raggiungibili.”

L’economia globalizzata richiede che tutto sia disponibile sul mercato in qualunque momento. Un meccanismo antitetico a quello della natura, che, come chiunque può fare esperienza nell’arco dell’anno, muta ed offre scenari differenti a seconda delle stagioni e dei climi.

L’inquinamento mondiale da pesticidi non è più sostenibile: come altri fattori incide sul cambiamento climatico e sull’esaurimento delle risorse vitali.

“Sono 92 le sostanze chimiche comunemente utilizzate nei pesticidi agricoli (comprendenti 59 erbicidi, 21 insetticidi e 19 fungicidi), ritenute inquinanti per il suolo, l’atmosfera, le acque superficiali e sotterranee in 168 Paesi, riscontrando che il 61,7% (circa 2,3 milioni di km) dei terreni agricoli europei rientra tra quelli “ad alto rischio”.

La natura richiede varietà, biodiversità, l’unica risorsa che può conferire la salubrità della terra e degli alimenti. Incrementare un’agricoltura sostenibile non è solamente un merito, è un dovere istituzionale, che in molti frangenti viene meno a causa della sua incompatibilità con la domanda del mercato agroalimentare.

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Accettare che non sia sostenibile avere accesso a qualunque alimento in qualunque momento dell’anno non significa tornare indietro, ma progredire. Nel dialogo essere umano-terra è necessario un rispetto reciproco, ed il progresso sta proprio nell’accogliere le differenti disponibilità del ciclo naturale, senza considerarle delle privazioni.