WhatsApp, hackerato account del presidente Copasir Raffaele Volpi

Le vittime degli hacker via WhatsApp possono essere veramente chiunque. Stavolta è giunta la notizia che ad essere stato hackerato è l’account del Presidente del Copasir Raffaele Volpi.

WhatsApp, hackerato account del presidente Copasir Raffaele Volpi
WhatsApp, hackerato account del presidente Copasir Raffaele Volpi (foto: pixabay)

Hackerato l’account WhatsApp di Raffaele Volpi, presidente del Copasir, Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Questa vittima illustre genera particolari allarmi a livello di sicurezza perché Volpi gestisce alcuni dei dossier più delicati che riguardano la sicurezza nazionale del nostro Paese.

Riuscire ad hackerare un account WhatsApp, anche se abbiamo visto che in realtà non è particolarmente difficile cadere vittima degli hacker nell’app di messaggistica istantanea, è un segnale che deve far riflettere sulla necessità di mantenere altissima la guardia su tutti i fronti della cybersecurity.

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WhatsApp, gli hacker raggiungono il Presidente Copasir

WhatsApp, hackerato account del presidente Copasir Raffaele Volpi
WhatsApp, hackerato account del presidente Copasir Raffaele Volpi (foto: pixabay)

Come vi abbiamo raccontato più volte, anche l’attacco hacker di cui è stato vittima il Presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ricalca un copione che è sempre lo stesso: Volpi si è infatti accorto di essere stato hackerato quando dal suo account sono partiti messaggi verso nomi presenti nella sua rubrica con cui veniva fatta una richiesta in emergenza di denaro.

Il testo del messaggio era il seguente “Buongiorno, ho comprato da Internet ma la mia carta di credito è scaduta. Posso usare la tua e ti faccio un bonifico“, e si configura come la classica truffa che sfrutta la rubrica WhatsApp per raccogliere soldi. Il sistema di questo hackeraggio presuppone che i malintenzionati abbiano accesso ai dati personali della vittima per poter creare un account copia di WhatsApp da utilizzare per i loro scopi.

Secondo sistema possibile, che abbiamo di nuovo già visto in azione quando parliamo di sicurezza e di app di messaggistica istantanea, è quello di prendere effettivamente possesso dell’account presente sullo smartphone. In questa seconda ipotesi siamo di fronte non soltanto a un problema di sicurezza informatica personale del Presidente del Copasir ma anche a un problema nazionale di cybersecurity dato che è stato toccato proprio il dispositivo elettronico del Presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.

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Al momento non è dato sapere se si tratta solo di una vittima illustre finita in un tentativo riuscito di hackeraggio o se, ma speriamo di no, sia la spia di qualche altra attività. A prescindere dalle motivazioni, è evidente come tutti, e in particolare coloro che svolgono compiti istituzionali, sia messo al riparo da questo genere di attacchi hacker.