La necessità di schierarsi, Pia Klemp e le sue missioni per salvare vite nel Mediterraneo

Pia Klemp sfida le autorità europee che vorrebbero vederla alla gogna per aver condotto operazioni di salvataggio nel Mediterraneo.

Screenshot Instagram

“Che cosa ho voluto e voglio dal paradiso del primo mondo in cui abito, mentre gli altri passano per un vero e proprio inferno? Tirarli fuori da lì, da quelle acque buie. E non semplicemente mettendo in conto la rabbia di chi è al potere, ma proprio al contrario fiera di affrontarla”.

Queste sono le parole di Pia Klemp, biologa marina ed attivista per i diritti umani. Pia è nata a Bonn nel 1983; nel 2015, con l’innalzamento della crisi dei migranti nel Mediterraneo, ha iniziato a collaborare varie Ong capitanando i battelli di salvataggio.

Ha condotto le operazioni guidando la Iuventa, la See Watch3 e la Louis Michel, imbarcazione finanziata nel 2020 dallo street artist Banksy.

Il 2 Agosto 2017 le autorità italiane hanno sequestrato la Iuventa a Lampedusa.

Pia Klemp e l’equipaggio sono stati accusati di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Sul capitano Klemp pende un’accusa penale che se confermata in sede processuale le costerà 20 anni di carcere.

“L’attività di “ricerca e soccorso”, – spiega Pia – che io ho svolto con altri a lungo, non consiste solo nel salvare persone in difficoltà. Siamo una crepa nella fortezza Europa. E così milizie finanziate dalla Ue ci minacciano puntandoci addosso le mitragliatrici. Semplicemente perché siamo testimoni scomodi di questa guerra – e abbiamo visto con i nostri occhi le navi europee che non salvano, che lasciano affogare donne e bambini. E quante volte ci viene impedito di intervenire.”

Questo, uno dei passaggi di una delle interviste più recenti rilasciate dalla Klemp. Frasi in cui traspaiono in modo inequivocabile i sentimenti che animano la sua determinazione nel contrastare accuse così infamanti per la sua persona e per la sua missione.

«Quanto mi sta accadendo mi rafforza nella mia lotta. Abbiamo bisogno di solidarietà. Un sistema basato sull’avidità, l’oppressione, l’obbedienza finirà sempre per colpire con sempre maggiore violenza, e sempre i più deboli. I migranti non hanno più nemmeno paura. Hanno solo il coraggio irrefrenabile dei senza-speranza. E sfidano così le loro condanne a morte. Sì lo dichiaro apertamente: sono una che aiuta chi fugge, che disprezza la frontiera.”.

Pia Klemp, durante le sue missioni umanitarie ha fatto esperienze molto forti: ha visto persone e bambini annegare, la guardia costiera libica investire una piccola imbarcazione di migranti e frustare i superstiti, ha raccolto il corpo inerme di un bambino di 2 anni.

Queste vicende l’hanno resa più fragile e spaventata? No, l’hanno resa più tenace e più determinata a portare avanti la lotta contro la strumentalizzazione dei corpi umani a fini politici.

«Dalle mie convinzioni antifasciste. Faccio parte di una generazione che in Germania è cresciuta chiedendo ai nonni: che cosa avete fatto allora? Ma anch’io dovrò rispondere ai miei nipoti. Che si tratti della distruzione del pianeta o della eliminazione di coloro che sono considerati superflui – la catastrofe è già qui. Bisogna decidere da che parte stare.

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La necessità di schierarsi, sempre.

Il monito di Pia si presenta come un vero e proprio attacco tutte le politiche che incoraggiano l’indifferenza ed il bisogno di voltarsi dall’altra parte per proteggersi dall’orrore.

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”. Lo cantava il poeta De Andrè nel 1973.