Un’altro licenziamento macchia la nomea di Google in materia di etica con il volto di Timnit Gebru. 

Timit Gebru, ricercatrice e co-leader del team etico della seziona Intelligenza Artificiale (AI) è stata licenziata ed ha lasciato la Mountain View. La motivazione del suo licenziamento riapre la questione dell’affidabilità del rapporto tra Google e affidabilità.

La ricercatrice afroamericana cerca le ragioni del suo licenziamento nel testo di un’e-mail inviata a suoi colleghi: contestava pregiudizi razziali e di genere per riconoscimenti facciali all’interno del software. Si era già opposta all’utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale poiché tendono a replicare giudizi di stampo razzista e sessista. Una questione ormai di vita per la ex leader data la fonazione nel 2017 di Black in AI, il network che si impegna a sensibilizzare l’entrata nel mondo del lavoro di professionisti e ricercatori neri nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

La società invece riconduce la motivazione del licenziamento di Gebru per ripetuti casi di violazioni di codice di condotta e di sicurezza a causa di illeciti trasferimenti di file e dati.

La fondatrice Margaret Mitchell del team di ricerca era stata già licenziata pochi giorni fa

Il rapporto tra Etica e Big Tech è molto fragile   (foto:Pixaby)

La storia di Margaret Mitchell precede per tempo ma non per gravità quella di Gebru. Infatti la fondatrice del team di ricerca etica ed intelligenza artificiale di Google è stata licenziata pochi giorni prima. Avevano elaborato insieme uno studio che evidenziava il rischio di potenziali pregiudizi razziali e di sesso nel linguaggio di intelligenza artificiale, contestando dunque il modello utilizzato da Google. La società aveva chiesto il ritiro dello studio.

Due licenziamenti così eclatanti non potevano che attirare l’attenzione mediatica, lo sdegno dei colleghi del Team oltre che contribuire alla riflessione di una questione fortemente complessa ad oggi: l’eticità dei sistemi di AI.

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Certamente queste tensioni non sono nuove nel settore, ma probabilmente rappresentano una conferma di quanto è stato raccontato anche nel docu-film “The Social Dilemma” di Jeff Orlowskj, in cui l’etica e i colossi del Big Tech devono ancora trovare un punto d’incontro sostenibile.

Lena Benedetta De Falco