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Storico Wimbledon: Quattro Tennisti Italiani in Campo per un Posto tra i Migliori Sedici

Erba tesa come una corda, cielo che promette luce fina d’Inghilterra, rumore secco di racchette. Oggi Wimbledon parla con un accento diverso: quello di casa nostra, caldo e ostinato. Una giornata che può restare negli album di famiglia del tennis italiano.

C’è un’attesa che si sente nelle mani. Londra l’ha già vista, l’Italia no, non così. Il Wimbledon dei rituali e del bianco candido oggi guarda al nostro gruppo con curiosità reale. Il pubblico cerca storie. Noi ne portiamo quattro, diverse tra loro e però simili nel passo.

Il campo in erba non perdona. Palla bassa. Prime pesanti. Scambi breddi. Sull’All England Club contano dettagli invisibili in tv: l’appoggio del piede, l’angolo del polso, l’istante dopo il rimbalzo. È lì che nascono i piccoli margini che cambiano le partite. E lì, oggi, passano le speranze per entrare negli ottavi di finale.

Perché questa giornata pesa

Secondo i dati disponibili alla vigilia, non risultano precedenti recenti comparabili: quattro azzurri nello stesso giorno a giocarsi un posto fra i migliori sedici a Wimbledon è un evento che ha il sapore del “prima volta”. Se arriverà una rettifica dagli almanacchi, la prenderemo. Intanto, il punto è un altro: il tennis italiano si presenta con ampiezza, non più solo con una faccia.

Matteo Berrettini è la memoria. Finalista qui nel 2021. Servizio-cannone, dritto a frusta, comfort naturale sull’erba londinese. Ha conosciuto gli infortuni e il fiato corto dei mesi complicati. Eppure, quando la palla gli scappa via veloce sul dritto, il campo si accorcia come allora. A Wimbledon la sua presenza non è una notizia. Lo è il suo corpo, se tiene.

Flavio Cobolli è l’aria nuova. Vent’anni abbondanti, crescita costante, fame evidente. Sul verde non ha ancora un archivio pieno, ma ha la leggerezza dei debiti non ancora fatti. Gli serve la prima, gli serve pazienza, gli serve una notte di sonno buona. A volte basta questo per svoltare una carriera.

Lorenzo Sonego è l’ostinazione. Campione su prato ad Antalya nel 2019. Sa ascoltare il rimbalzo, sa accettare il punto corto, sa difendersi col sorriso quando l’erba mette fretta. Non fa rumore. Ma nei tornei lunghi sposta piccole pietre, e alla fine costruisce strade.

Jasmine Paolini è il presente. Finalista al Roland Garros 2024, campionessa di doppio nello stesso anno. Ha imparato a stare al centro. A Wimbledon la palla corre diversa, ma lei ha aggiustato gli appoggi, ha cucito il tempo col controbalzo, ha trovato un modo per dire “io ci sono” sui campi più iconici del mondo. Vederla oggi è già la prova di un salto.

Il contesto tecnico, senza giri di parole

Sull’erba la prima palla vale oro. Sopra il 65% di prime in campo la partita si stabilizza. Il rovescio in slice non è un vezzo: è uno scudo. Tieni basso, togli ritmo, prendi campo. Le rotazioni contano meno della scelta. Sbagli una posizione, regali mezza riga.

Questo quartetto incrocia proprio qui i propri tratti forti: servizio e dritto di Berrettini, disciplina tattica di Sonego, leggerezza verticale di Cobolli, timing pulito di Paolini. È un mosaico credibile. Non serve altro per capire perché oggi si parli di “giornata storica”.

Poi resta il resto. Il silenzio tra un 15 e l’altro. L’arbitro che abbassa la voce. I cappelli di paglia che si muovono piano. Ci chiediamo se da domani diremo “c’è stata una svolta” o se resterà solo la bellezza di esserci arrivati insieme. In fondo, cosa resta d’un pomeriggio a Wimbledon se non la sensazione che, per un attimo, tutto fosse possibile?

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