Una scia di sale sulla pelle, il profumo di cisto che sale dai muretti a secco, il rosso del ferro sul palmo della mano. All’Isola d’Elba il blu del mare incontra cave antiche e vigneti esposti al vento. Si viene per nuotare. Si resta per una storia che cammina tra sentieri, miniere e calici di vino.
L’Isola d’Elba è vicina e sorprendente. Misura circa 224 km², abbraccia 147 km di costa e custodisce paesaggi diversi nel raggio di pochi chilometri. Fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, un’area protetta tra le più estese d’Europa per superficie marina. Da Piombino i traghetti raggiungono Portoferraio, Rio Marina e Cavo in 40-60 minuti. La stagione migliore? Fine primavera e inizio autunno: luce limpida, mare cristallino, temperature miti.
Salgo sul Monte Capanne (1.019 m) con la piccola cabinovia a cestelli da Marciana. Vedo Corsica e Capraia quando l’aria è chiara. I profili delle baie raccontano già il cuore dell’isola, ma non anticipo. Scendo, lascio la costa e seguo il filo della terra.
La spina dorsale di Elba è il ferro. Gli Etruschi lo estraevano già secoli prima di Roma. La memoria è viva al Parco Minerario tra Rio Marina e Capoliveri, con percorsi in galleria, cave a cielo aperto e un trenino che sbuffa lungo pendenze di polvere rossa (parcominelba.it). Le guide mostrano ematite, pirite, magnetite: luci metalliche che sporcano le dita e restano in foto senza filtri.
Alla miniera del Ginevro sul promontorio di Capoliveri si cammina con il caschetto verso il buio fresco delle viscere. La costa è lì, un passo oltre. Il rumore delle onde entra nelle gallerie come un metronomo. L’attività estrattiva è cessata nella seconda metà del Novecento, ma i percorsi sono curati e sicuri. Se piove, le visite continuano. Se siete con bambini, chiedete i percorsi brevi: restano negli occhi per anni.
Dopo il ferro, il calice. Le terrazze tra Capoliveri e Porto Azzurro profumano di macchia mediterranea. I vitigni principali sono Ansonica, Vermentino, Sangiovese e soprattutto l’Aleatico. L’Aleatico Passito dell’Elba DOCG è un sorso denso, viola rubino, da provare con la schiaccia briaca o con un pecorino stagionato. Diverse cantine organizzano degustazioni al tramonto. Alcune sperimentano affinamenti in anfora e in mare, in progetti autorizzati: non tutte le annate sono reperibili, conviene verificare prima della visita.
Tra una cantina e l’altra, i sentieri sul mare fanno il resto. La Grande Traversata Elbana (GTE) taglia l’isola da Cavo all’ovest in quattro-quattro tappe, circa 60 km: creste dolci, ginepri, mulattiere romane. Itinerari brevi portano a Cala del Relitto, a Capo Sant’Andrea con i lastroni di granito, alla spiaggia di Sansone bianca come zucchero. Chi ama lo snorkeling trova il relitto dell’Elviscot a Pomonte, a una dozzina di metri: un’ombra chiara fra posidonie e saraghi. Per le regole nei tratti protetti, consultate il sito del Parco (parcoarcipelago.toscana.it).
Poi torna la città. Portoferraio apre con le fortezze medicee e chiude con una granita guardando il molo. Mi chiedo sempre se l’isola preferisca essere ascoltata o guardata. Forse entrambe. Perché qui il vento sposta il sale come la memoria sposta il tempo: oggi passi su un crinale, domani tocchi il ferro, la sera stappi un vino dolce. E il blu, all’improvviso, sembra più profondo del previsto. Tu, da dove inizierai? Dalla miniera o dal bicchiere?