Vendere online sembra innocuo, ma in pochi sanno che il Fisco può multarti: a cosa fare attenzione e come evitare guai seri.
Vendere qualcosa su Internet è diventata una cosa normale, quasi quotidiana. Un po’ come svuotare un cassetto e scoprire che dentro c’è mezza casa che non usi più.
La bici dei figli ormai troppo piccola, una console lasciata lì a prendere polvere, vestiti mai messi, telefoni vecchi ma ancora funzionanti, oggetti da collezione. Metti tutto online, fai spazio e recuperi qualche soldo. Il punto è che non tutti vendono ogni tanto. C’è anche chi su queste piattaforme ha iniziato a vendere spesso, con continuità, magari comprando apposta oggetti da rivendere. Ed è proprio in questo caso che le cose cambiano.
Negli ultimi mesi si parla sempre più spesso di controlli e multe legate alle vendite online. A muoversi è l’Agenzia delle Entrate che ha iniziato a guardare con attenzione cosa succede su piattaforme come eBay e Vinted.
Niente panico, però. Nessuno sta andando a colpire chi vende il maglione sbagliato di taglia o il passeggino inutilizzato. I controlli riguardano chi vende in modo abituale e con volumi importanti, spesso per arrotondare uno stipendio o creare una vera entrata parallela.
Se vendi in modo saltuario, liberando spazio in casa, non stai facendo nulla di illecito. È perfettamente legale. Il problema nasce quando l’attività diventa continua, organizzata, ripetuta nel tempo.
Ad esempio: comprare oggetti per rivenderli a prezzo più alto, fare decine di vendite ogni mese, incassare somme consistenti. In questi casi, per il Fisco, non sei più un semplice privato ma qualcuno che sta svolgendo un’attività commerciale.
A rendere tutto più chiaro (e anche più controllabile) è una normativa europea: la direttiva DAC7, approvata dall’Unione Europea. Dal 2023 obbliga le piattaforme online a comunicare alle autorità fiscali i dati delle transazioni dei venditori. Quindi, se vendi tanto, i dati arrivano. Non è più una zona grigia.
In generale, se in un anno fai al massimo 30 vendite e resti sotto i 2.000 euro, non succede nulla. Alcune interpretazioni parlano di una soglia più ampia, fino a 5.000 euro, ma il concetto non cambia: superati certi limiti, l’attività può essere considerata commerciale.
A quel punto scattano gli obblighi: Partita IVA, dichiarazioni fiscali, tasse, iscrizioni varie. Esattamente come qualsiasi altro lavoro.
Se vendi ogni tanto, puoi dormire sonni tranquilli. Se invece stai vendendo spesso e con metodo, forse è il momento di fermarti un attimo e capire come regolarizzare tutto. Meglio farlo prima, che trovarsi una multa inaspettata nella cassetta della posta.