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Cambiamento climatico: effetti su ansia e depressione

Si chiama l’ecoansia. Il cambiamento climatico genera paura ed insicurezza, che unite ad altre instabilità creano malessere psico-fisico

Cambiamenti climatici (Foto Pixabay)

Una delle caratteristiche principali della modernità è l’attitudine ai progetti verso il futuro, e soprattutto la fiducia verso essi. Fino ad una manciata di anni fa la vita collettiva era orientata verso il progresso ed il miglioramento della società. La consapevolezza che il mondo invece sta navigando verso una direzione differente, che se non si cambierà rotta porterà inevitabilmente ad un naufragio, ha fatto perdere le coordinate alle persone. La coscienza del cambiamento climatico, con eventi naturali estremi annessi, ha portato alla modifica della cognizione del futuro.

La pandemia e la crisi hanno esacerbato questo presente funesto che non vede troppa speranza nel futuro. E la salute mentale delle persone ne risente parecchio. Intendiamoci, non si parla in questa sede di problemi mentali individuali, ma di un fenomeno che ha molto del collettivo. Specialmente per le persone che in seguito a disastri naturali sono costretti a spostarsi dalla propria abitazione. Ma anche per coloro che in seguito alla crisi energetica, strettamente collegata con il cambiamento climatico, vivono quotidianamente la minaccia di dover modificare le proprie abitudini sui consumi e sulla routine quotidiana.

Questo, come conferma un articolo della rivista “State of mind”, specializzata in psicologia cognitivista, “non sembra avere un impatto solamente sull’ambiente, ma anche sulla salute psicofisica degli individui. I disastri naturali possono avere anche un impatto sulle infrastrutture sociali, compromettendo la funzionalità di sistemi educativi, sanitari, economici e di trasporto”.

L’idea che i cambiamenti climatici non riguardino la quotidianità è ormai abbandonata per la maggior parte delle persone. Ad eccezione dei cosiddetti negazionisti, che rifiutano le notizie catastrofiche come un problema da affrontare in maniera globale. E se ci si riflette un po’, anche la negazione di un problema è l’altra faccia della medaglia per affrontare la paura. L’ecoansia non può essere affrontata con la rimozione della questione alla radice. La consapevolezza non può diventare terrore.

La comunità scientifica che si occupa di psicologia dovrebbe dare maggior risalto al problema ed attrezzarsi prontamente per cercare delle soluzioni mediche. In caso contrario il malessere collettivo potrebbe compromettere la “salute” della società.

Pubblicato da
Giulia Borraccino