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Diritti

Mondiali di calcio, Amnesty International: si stanzino fondi per gli sfruttati del Qatar

Quando nel 2010 il torneo è stato assegnato al Paese qatariota, la Fifa ha devoluto un’ingente somma ai lavoratori migranti. I dettagli

Mondiali di calcio in Qatar (Foto Ben Koorengevel on Unsplash)

Come si direbbe in termini retorici, lo sport rappresenterebbe il veicolo principe per diffondere i principi universalistici della pace e dell’uguaglianza tra i popoli. In termini più realistici invece, mai come oggi le competizioni sportive si stanno trasformando nei tavoli internazionali del compromesso e di una lettura regressiva dei più basilari valori dell’essere umano.

Siamo effettivamente lontani anni luce dalla tregua olimpica della classicità greca, dove nel calendario delle gare ad Olimpia, guerre e contrasti personali cessavano, nessuno di coloro che vi partecipavano sia come atleti che come spettatori avrebbe subito un’aggressione attraversando terre nemiche nel raggiungere il terreno sacro delle gare. L’odierna presenza tra le Nazioni concorrenti mostra, diversamente, lo sbilanciamento valoriale alla base dei rapporti fra le Nazioni.

A margine, se pensiamo alle grandi manifestazioni sportive come i Campionati Mondiali di calcio, si tiene in piedi un articolato sistema industriale di sfruttamento del lavoro da indotto. Oggetto del nuovo rapporto di Amnesty International sono i Mondiali che si svolgeranno fra sei mesi in Qatar. Nel 2010, la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche ha assegnato al Paese del Golfo Persico l’edizione 2022.

La lettera aperta di Amnesty, indirizzata proprio alla FIFA, chiede uno stanziamento di 440 milioni di dollari a titolo di risarcimento, per evitare il rischio di sfruttamento dei lavoratori migranti; una garanzia da assicurare anche per le successive edizioni dei Mondiali calcistici. L’importo stratosferico ipotizzato non è casuale: è la medesima cifra che la Federazione ha speso per l’organizzazione dei mondiali di quest’anno.

A suo tempo, la candidatura non ha subito alcun arresto o revisione da parte dei tecnici in vista del rischio che avrebbero corso i lavoratori “dati i precedenti del Qatar per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani” , anzi, “non vennero poste condizioni circa la [loro] protezione“, come ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Nella realtà dei fatti, tra stipendi non pagati e degli esorbitanti versamenti alle agenzie di collocamento, tra morti e infortuni sul lavoro, i rimborsi e i risarcimenti richiederebbero uno stanziamento di gran lunga maggiore, eventualmente supposto con l’ausilio di sindacati, di gruppi della società civile e dell’Organizzazione internazionale del lavoro e di altri attori. Nonostante sia chiamato a rispondere ad ogni violazione commessa sul suo territorio, il Qatar non ha rispettato tali obblighi ed ogni denuncia è caduta nel vuoto.

Si guarda con preoccupazione anche alle candidature del 2026, dati i precedenti dei mondiali di calcio per club del 2021 assegnati alla Cina e successivamente svoltisi a febbraio 2022 negli Emirati Arabi Uniti. D’altro canto, dal 2010, la costruzione, in Qatar, delle infrastrutture necessarie per ospitare i mondiali di calcio ha comportato la violazione dei diritti umani verso centinaia di migliaia di lavoratori migranti, costretti ancora nel 2020, a non poter lasciare il paese e dover rimanere al loro posto di lavoro. E questo nonostante le importanti riforme scritte dalle autorità ma mai attuate.

Pubblicato da
Roberto Alciati