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Tecnologia

Neurodiritti, il Garante della Privacy deve muoversi per proteggerli

Con un comunicato stampa che raccoglie l’opinione di Pasquale Stanzione, Presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, si inizia a parlare dei cosiddetti neurodiritti e della loro protezione

Neurdiritti e Privacy (foto Adobe)

La definizione di neurodiritti è ovviamente estremamente recente. Si tratta in sostanza dei diritti che riguardano il cervello e ciò che è in grado di fare, pensare, ricordare. Con gli innegabili e inarrestabili progressi della tecnologia anche in questo aspetto, secondo il Presidente del Garante per la Privacy, occorre iniziare a creare una cornice normativa che eviti comportamenti pericolosi e lesivi.

Stanzione usa alcune parole che vale la pena ricordare: giurisprudenza e etica. Come ricorda il Presidente dell’Autorità Garante per la Privacy ci sono cose che è possibile fare dal punto di vista puramente tecnologico ma che poi alla luce dell’etica e della giurisprudenza non possono essere accettate. Il pensiero di Stanzione prende spunto dalle neurotecnologie e dall’uso che se ne può fare in campo terapeutico per contrastare le malattie neurodegenerative. L’utilizzo della tecnologia per aiutare i malati è qualcosa che va fatto.

La critica del Presidente si rivolge invece a quegli eventuali utilizzi della tecnologia che hanno lo scopo di verificare come e quanto sia possibile, attraverso l’impianto di chip o altri sistemi, il potenziamento delle attività neuronali o di contro il salvataggio dei ricordi e dei pensieri o la loro diffusione online direttamente attraverso gli stimoli che provengono dal cervello umano. Per capire che non stiamo parlando di questioni astratte e di fantascienza ricordiamo quelli che sono i controversi esperimenti della società Neuralink di Elon Musk. controversi perché hanno comportato sperimentazione molto invasiva sugli animali.

Quello che per esempio con il progetto Neuralink si vorrebbe fare è creare una interfaccia bidirezionale: un sistema per cui sia possibile leggere i pensieri ma anche interferire con essi. Un esempio del fatto che sia possibile interferire con l’attività cerebrale arrivando a produrre quelle che potremmo definire delle vere e proprie allucinazioni è l’esperimento condotto nel 2019 da Rafael Yuste, direttore del Center for Neurotechnology della Columbia University. Il professor Yuste è riuscito, attraverso degli elettrodi impiantati nel cervello di alcuni ratti da laboratorio, a convincere gli animali della presenza di oggetti intorno a loro che in realtà non esistevano.

Se tutto questo venisse poi applicato all’uomo i rischi per la sicurezza e il rispetto dell’essere umano sarebbero enormi. Ed è proprio per evitare comportamenti eticamente aberranti che il presidente Stanzione chiede che si crei “uno statuto giuridico ed etico, in base a cui coniugare l’innovazione con la dignità della persona“.

Non possiamo fermare la tecnologia e non dovremmo farlo dato quello che il progresso tecnologico ci ha dato. Ma non dobbiamo mai dimenticare che esistono per la scienza dei limiti etici che non andrebbero mai superati. Vasi di Pandora che è meglio tenere chiusi.

Pubblicato da
Valeria Poropat