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I dati Istat confermano l’esperienza dei centri antiviolenza, il comunicato di D.i.Re

I recenti dati Istat pubblicati riguardo il numero di donne che ha chiesto aiuto contro le violenze confermano quanto era stato già rilevato da D.i.Re nei centri aderenti alla propria rete.

D.i.Re: i dati Istat confermano l’esperienza dei centri antiviolenza (foto: pixabay)

I dati Istat confermano quanto già rilevato dall’associazione contro la violenza Ronne in Rete, D.i.Re. L’associazione raccoglie 82 organizzazioni di donne che insieme gestiscono quasi 100 centri antiviolenza in tutto il Paese.

Durante il 2020, in particolare nei mesi di marzo e aprile, D.i.Re aveva segnalato un aumento vertiginoso pari al 71% nel numero di donne che avevano chiesto aiuto alle operatrici dei centri antiviolenza. Questi numeri sono ora ulteriormente avallati dai dati raccolti dall’istat.

La pandemia e la necessità della quarantena hanno costretto chi gestisce i centri della rete D.i.Re a trovare metodi alternativi per poter continuare a portare avanti i propri percorsi e a mettere in sicurezza le donne vittime di abusi.

In generale il lavoro dei centri non si è mai fermato e, anche se non è potuto andare avanti in presenza, si sono attivati tutti i canali telematici possibili.

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D.i.Re: i dati Istat sulla violenza maschile contro le donne

D.i.Re: i dati Istat confermano l’esperienza dei centri antiviolenza (foto: pixabay)

L’associazione D.i.Re aveva già segnalato a maggio dell’anno scorso che c’era stato un aumento nel numero delle donne che si erano rivolte ai centri antiviolenza. Per esempio, nel periodo tra il 6 aprile e il 3 maggio 2020 circa il 33% delle 2.956 donne che si sono rivolte ai centri dire lo hanno fatto per la prima volta.

Anche confrontando il dato di aprile/maggio 2020 con quello registrato tra marzo e aprile si era notato un aumento delle donne che avevano deciso di rivolgersi a un centro antiviolenza per la prima volta. Queste le parole di Antonella Veltri, presidente di Donne in Rete contro la violenza, sul lavoro dei centri antiviolenza “I centri della rete D.i.Re non hanno mai chiuso durante la pandemia. Anche quando non fisicamente accessibili, Hanno sviluppato altre modalità di sostegno: online, al telefono, via chat, email, avendo particolare cura nel garantire la sicurezza dei colloqui, individuare modalità che non mettevano a rischio le donne e assicurare l’anonimato”.

E il lavoro portato avanti dai centri della rete D.i.Re è ora confermato dai dati diffusi dall’Istat con la recente rilevazione dal titolo “le richieste di aiuto durante la pandemia”. A commento dei numeri queste sono sempre le parole di Veltri: “Questo conferma Dunque quanto il fenomeno della violenza maschile contro le donne se ancora sommerso è davvero molto più vasto di quello che finora raccontano i dati”.

Anche perché, nonostante la pandemia, il carico di lavoro sui centri antiviolenza non si è abbassato. Secondo Veltri parte del merito di questo aumento nelle donne che decidono di fuggire da situazioni di violenza è stato anche il rilievo mediatico dato proprio ai centri antiviolenza.

Per quello che riguarda la gestione delle donne che fisicamente hanno chiesto di potersi allontanare da situazioni di pericolo, Veltri racconta di come anche per le case rifugio i dati diffusi dall’Istat siano in linea con quelli già diffusi da Donne in Rete e commenta “solo un terzo delle prefetture si è attivata per reperire alloggi alternativi per effettuare la quarantena. Di fatto i centri della rete si sono arrangiati con le proprie risorse e con i contatti già esistenti nel territorio”.

Perché è chiaro che, in una situazione come quella che viviamo adesso, è anche necessario non soltanto approntare sistemi di accoglienza per le donne vittime di violenza ma anche garantire la sicurezza a livello sanitario delle stesse.

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La situazione della violenza contro le donne è ancora, purtroppo, un fenomeno sommerso di cui le vittime troppo spesso si vergognano, vittime che, con una informazione costante, speriamo possano trovare il coraggio di dire finalmente basta.

Pubblicato da
Valeria Poropat