Naspi, da gennaio arriva l’aumento: i dettagli

In arrivo l’aumento a partire da gennaio anche per la Naspi. Ecco nel dettaglio a quanto ammonta

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Naspi (Foto Pexels)

E’ un periodo di aumenti con l’inflazione che galoppa ormai dall’inizio dell’anno. L’aumento generalizzato die prezzi, soprattutto di quelli di necessità come gli alimenti e l’energia, hanno ridotto il potere di acquisto delle persone. I redditi non hanno più lo stesso valore di prima.

Per questo motivo oltre ai rincari ci sono anche situazioni in cui si cerca di affrontare il nuovo livello dei prezzi con aumenti anche di buste paga o altre agevolazioni a favore dei consumatori. Infatti, sono stati diversi i provvedimenti in questo anno teso a sostenere i redditi.

Naspi, aumentano i massimali

Naspi (Foto Adobe)

Inoltre, alcune normative prevedono la rivalutazione dei redditi in base all’inflazione. Ciò riguarda ad esempio le pensioni e gli assegni unici per i figli a carico. Inoltre, anche i percettori della Naspi potranno avere degli aumenti. A crescere è la soglia massima che si può percepire con l’indennità di disoccupazione.

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Com’è noto, infatti, la Naspi si percepisce per un valore del 75 per cento circa rispetto alla media degli stipendi degli ultimi sei mesi prima dell’interruzione del rapporto di lavoro. Tuttavia, è prevista una soglia massima oltre la quale non si può andare. Tale sogli aumenterà perché sarà oggetto di rivalutazione in relazione all’inflazione.

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Ciò avverrà a partire dal mese di gennaio. Si passerà, quindi, dalla soglia massima di 1.360,77 a 1460,10 Un aumento di circa 100 euro della soglia massima che si può ricevere in caso di indennità di disoccupazione. Infatti, l’aumento dovuto alla rivalutazione sarà del 7,3 per cento.

Confermata la progressiva riduzione della Naspi a partire già dal primo mese per il valore del 3 per cento. Nulla, invece, è stato ancora deciso in merito alla proposta della Lega di ridurre le mensilità della Naspi abbassando la percentuale. Infatti oggi la Naspi è assicurata per la metà dei mesi lavorati fino ad un massimo di 24 mesi e si propone di ridurre questa percentuale al 40 per cento.