Reddito di cittadinanza, spunta il limite d’età

L’esecutivo è al lavoro per riformare il reddito di cittadinanza e ridurre le risorse investite nello strumento di sostegno

Limite prelievo per RdC
Reddito di Cittadinanza (Foto Adobe)

Il nuovo governo italiano conseguente all’elezione del nuovo parlamento dello scorso 25 settembre è al lavoro sulla legge di bilancio. Si tratta della manovra che distribuirà le risorse possibili e disponibili nelle casse statali per il 2023. L’esecutivo è impegnato pienamente al lavoro della legge che va approvata entro il 31 dicembre.

Infatti, è stato archiviato il decreto Aiuti-quater che ha fissato 9,1 miliardi per sostenere cittadini e imprese dal caro energia. La legge di bilancio sarà più indicativa sulla linea politica del nuovo governo provando a concretizzare quanto promesso in campagna elettorale.

Reddito di cittadinanza, arriva il limite d’età

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Reddito di cittadinanza (Foto Adobe)

Tra gli interventi attesi c’è la riforma del reddito di cittadinanza. Questa non avverrà subito ma occorrerà dare il tempo al ministro del lavoro per pianificare un nuovo strumento di sostegno. Nel frattempo, però, si proverà a modificare l’attuale reddito di cittadinanza cercando di ridurre le risorse statali nel provvedimento introdotto nel 2019.

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L’obiettivo dichiarato del governo è quello di lasciare il reddito a coloro che non hanno la possibilità di lavorare o che hanno minori a carico. Spunta, inoltre, una novità in tal senso. Infatti, è allo studio l’idea di inserire anche una fascia d’età con un limite. Secondo fonti vicine all’esecutivo l’idea è quella di lasciare il reddito dai 60 anni in poi.

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Per tutti coloro che hanno tra i 18 e 59 anni e sono abili a lavorare e non hanno minori a carico, invece, il reddito sarebbe ridotto drasticamente o eliminato. Dal ministero del lavoro fanno sapere che: “L’obiettivo è quello di spronare i percettori del reddito facendo capire loro che l’obiettivo non può essere incassare questo sussidio a vita ma piuttosto cercare trovare assieme allo Stato un lavoro”. Intanto a difendere il reddito c’è il presidente dell’Inps, ente erogatore della misura, che afferma che dal 2019 c’è stato un ricambio del 45% dei percettori perché uno su tre ha trovato lavoro stando ai dati ufficiali dell’ente di previdenza.