Pensione di reversibilità, spetta a tutte le vedove che non lavorano?

La pensione di reversibilità spetta a tutte le vedove che non lavorano? E chi invece svolge una attività lavorativa?

pensione reversibilità
pensione reversibilità (Foto Pixabay)

Tutti noi nella vita abbiamo sperimentato la perdita di un nostro caro e il dolore che ci accompagna per tutta la vita. Se a lasciarci poi è l‘uomo che ha vissuto tutta la vita al nostro fianco il dolore allora è ancora più forte e la vedova deve fare i conti con una improvvisa solitudine.

Oltre al dolore, però, la vedova o i familiari superstiti devono fare i conti anche con una serie di adempienze che riguardano l’organizzazione del funerale, la comunicazione del decesso del proprio caro al Comune e anche all’INPS. Questo perché le vedove possono poi richiedere la pensione di reversibilità, un tipo di trattamento economico che il coniuge percepisce dopo il decesso l’altro coniuge.

Pensione di reversibilità, spetta alle vedove che non lavorano?

pensione reversibilità
pensione reversibilità (Foto Pixabay)

La pensione di reversibilità è erogata direttamente dall’INPS ed è proporzionale alla quantità di contributi maturati dal defunto durante la sua vita lavorativa. Questo tipo di pensione ha un minimo che corrisponde circa alla pensione sociale e sale in base alla posizione del deceduto e allo stipendio medio.

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Questo tipo di pensione spetta in primis al coniuge superstite ma anche all’ex coniuge che è convolato a nuove nozze, anche se in misura ridotta. La reversibilità è erogata anche nel caso in cui la vedova ha redditi personali da lavoro: in questo caso, però la quota della reversibilità sarà decurtata dallo Stato fino al 50% del totale. Nel caso in cui invece la pensione rappresenta l’unica entrata della vedova, allora la quota sarà erogata al 100%.

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Gli importi dei trattamenti pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario (coniuge, genitori fratelli e sorelle). Questo significa che la pensione di reversibilità è erogata con una riduzione che equivale ad un limite reddituale ben preciso. Prendendo in esempio l’anno 2020, come riporta l’INPS, la riduzione sarà pari allo 0% se si ha un reddito annuo lordo pari a 20.107,62.

I nuclei familiari che invece hanno un reddito annuo che supera i 20.107,62 euro e fino a 26.810,16 euro avranno una riduzione del 25%. Chi ha reddito tra i 26.810,16 euro e fino ai 33.512,70 euro avrà una riduzione del 40% mentre chi ha un reddito superiore a 33.512,70 euro avrà una riduzione del 50%.