Bonus 200 euro, novità per docenti e Ata: cosa succede

In arrivo novità per il personale scolastico precario che non ha ricevuto alcun sostegno dal decreto Aiuti

Precari scuola (Foto Pixabay)

Il 27 luglio si è tenuto un incontro tra il governo uscente e le parti sociali per discutere le modalità di intervento tese ad assorbire gli effetti dell’inflazione. L’attività di governo, infatti, nonostante non ci sia più la fiducia delle Camere ha un perimetro più largo rispetto a quanto prevede ordinariamente la legge.

Infatti, in via ordinaria si prevede che il governo uscente resti in carica per svolgere soltanto gli affari correnti in attesa che arrivino le elezioni e si formi un nuovo esecutivo. Tuttavia, dato il periodo straordinario in cui si trova l’Italia tra un conflitto, l’inflazione e una pandemia che non è stata definitivamente debellata, i poteri del governo uscente sono stati allargati.

Docenti e Ata precari, ecco il bonus da 200 euro

Precari scuola (Foto Pixabay)

Infatti, il Capo dello Stato ha concesso al governo uscente la possibilità di allargare il perimetro d’azione intervenendo in casi di necessità e urgenza. Tali sono considerati anche gli interventi tesi ad assorbire gli effetti dell’inflazione e di cui si è discusso tra governo uscente e sindacati.

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Tra le decisioni intraprese si è deciso di non replicare il bonus da 200 euro una tantum. Tuttavia, è passata la proposta di allargare il bonus alla platea di lavoratori che non hanno ricevuto l’aiuto, ossia i precari e gli stagionali. Si tratta di una buona notizia per i precari del settore scuola.

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Infatti, gran parte dei docenti e del personale ata precario ha il contratto in scadenza la 30 giugno. Il precedente decreto prevedeva il bonus da 200 euro sulle buste paga di luglio tenendo di fatto fuori di fatto tutti i lavoratori con contratti in scadenza al 30 giugno. Inoltre, questi lavoratori non hanno nemmeno potuto chiedere il bonus da 200 euro con la Naspi visto che la misura una tantum è prevista per i percettori di Naspi del mese di giugno. Una novità positiva per le decine di migliaia di precari del settore scuola.