Caos Superbonus: cosa sta accadendo in questi giorni

Con la crisi di governo il Superbonus è definitivamente caduto nel caos: ecco costa sta accadendo in questi giorni

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superbonus (Foto Pixabay)

Sono giorni veramente “caldi” per quanto riguarda il Superbonus 110%, la misura che si applica alle spese documentate per migliorare l’efficientamento energetico e sismico degli immobili in proprietà o in uso, sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Con la crisi di governo, poi, la situazione è andata peggiorando.

Con le dimissioni del premier Draghi l’Agenzia delle Entrate ha completamente sconfessato le Camere e sono partite le azioni esecutive di pignoramento per conti correnti, stipendi e crediti commerciali. In questo marasma si è andato ad aggiungere anche l’allarme sul Superbonus 110%  ed in particolare la cessione del credito.

Superbonus nel caos: ecco cosa sta succedendo

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superbonus (Foto Pixabay)

Il problema di fondo è che alcune circolari dell’Agenzia delle Entrate prevalgono sulla stessa legge del Superbonus. Nella legge si legge che «Nei sei indici di controllo che dovrebbero stabilire se un credito acquistato è buono (e quindi bancabile) o cattivo ci sono due passaggi singolari: uno sulla assenza di documentazione e quello relativo all’incoerenza reddituale e patrimoniale del committente rispetto all’importo dei lavori».

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Dopo due anni di legge l’Agenzia delle Entrate ha interpretato che “non era contemplato alcun obbligo di documentazione ma solo l’osservazione di un tecnico”. L’Agenzia poi incorre in errore anche per quanto riguarda l‘incoerenza reddituale perché in caso di cessione del credito con sconto in fattura 100% nessun esborso era previsto.

Quello che traspare, quindi, sono delle incongruenze tra una legge ed una circolare interpretativa. I 33 miliardi stanziati fino al 2026 sono già stati spesi e ora tentare di recuperare alcune risorse con interpretazioni scellerate porterà al collasso delle imprese. Una bella gatta da pelare.

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In questo clima di incertezze, poi, è bene anche non dichiarare guerra al Fisco: con una circolare del ministero delle Finanze è cancellato il diritto ai ricorsi, con costi abnormi stabiliti. Per far ricorso alla commissione tributaria, infatti, è richiesto un contributo unificato, che va in base al valore della causa. Sopra i 200mila euro il massimo è 1.500 euro.

Per le commissioni che si basano su una circolare si dovrebbe pagare un contributo unificato per ogni cartella ma siccome il contributo unificato era calcolato dal fisco in 6.420 euro, arriva un’altra cartella, maggiorata di una sanzione del 200%. E per difendersi servono non 1.500 euro ma quasi 20mila…