Naspi, si può avere anche tramite una ditta di famiglia?

Nell’ambito di un’impresa a conduzione familiare, vediamo se l’erogazione del contributo NASPI presenta delle eccezioni. Cosa dice il Fisco

Naspi, si può avere anche tramite una ditta di famiglia?
INPS (Foto Adobe)

Fortemente sensibilizzato o meno dalla famiglia, ciascun individuo sceglie tendenzialmente il proprio percorso di vita. Non c’è dubbio, resta una scelta condizionata, sia essa dettata dalle più varie circostanze che presenta la crescita, non ultimo in ordine di importanza la formazione, lo studio. Il percorso scolastico e complementarmente quello universitario rimangono delle tracce indelebili, nel bene e nel male.

Di certo, da queste suggestioni divenute ben radicate, si operano scelte esistenziali significative, inclusa la scelta professionale, il lavoro a cui si aspira – talvolta fin da bambino. Sarà poi la concretezza della vita a confermare o a deviare il proprio percorso, ma le scelte possono essere radicalmente diverse, talvolta volgendo lo sguardo alla famiglia, se – appunto – nel nucleo ci sono titolari di un’impresa.

Naspi, il ricevimento dipende dal ruolo interno all’azienda

Naspi, si può avere anche tramite una ditta di famiglia?
INPS (Foto Adobe)

È ovvio, non è detto che in famiglia si abbia a capo necessariamente un capitano d’impresa, anzi, come nel dna della maggior parte delle imprese italiane, esiste un ricco tessuto di piccole e medie aziende al cui interno vi è la partecipazione attiva dei membri della famiglia. La realtà che si svela non mostra soltanto figli collocati all’interno del Consiglio di Amministrazione, il cui delegato è di fatto il padre o la madre.

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Talvolta si manifesta a pieno quel tradizionale processo di inserimento professionale che in passato veniva chiamato “gavetta”. E non dunque inverosimile considerare che i possibili eredi di un vero e proprio bene di famiglia, siano inseriti nel contesto aziendale nient’altro che come lavoratori dipendenti. Bene, allora è opportuno anche chiedersi se per disaccordi, per gravi necessità, insomma, per “giusta causa” questo dipendente molto familiare possa percepire la NASPI, il noto contributo INPS erogato in caso di licenziamento involontario.

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Tale contributo si ottiene già a partire dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Ebbene, seguendo la prassi dettata dalla normativa fiscale, questo lavoratore può beneficiare del sussidio, esclusivamente perché sussistono i requisiti di dipendente nel quadro dell’azienda. Non certo per l’appartenenza alla composizione familiare della proprietà.