Assegno unico INPS, gli italiani all’estero possono averlo?

Ecco cosa dice la legge italiana rispetto al riconoscimento dell’Assegno Unico ai connazionali residenti all’estero. Vediamo i dettagli

Assegno unico INPS, gli italiani all'estero possono averlo?
Assegno Unico e universale (Foto Adobe)

Superata la prima metà del mese di luglio, si apre la quinta tornata dell’anno riguardante l’erogazione dell’Assegno Unico e universale, versato direttamente dall’INPS alle famiglie italiane. I nuclei coinvolti sono quelli che dal 1° marzo 2022 includono figli a carico fino al raggiungimento del 21° anno di età e con figli disabili senza limiti di età e stanno or ricevendo il contributo per sostenere le spese per il mantenimento di ciascun figlio.

Il contributo economico nasce dall’accorpamento di sette precedenti bonus, attivi fino al 31 dicembre 2021, e poi assorbiti dalla nuova misura economica. Le vecchie agevolazioni si sono basate sul principale criterio della composizione familiare. La sola rimasta ancora in essere concerne il Bonus asilo nido e per le forme di supporto presso la propria abitazione, tuttora regolarmente erogato.

Assegno unico INPS, chi è escluso tra i residenti all’estero?

Assegno unico INPS, gli italiani all'estero possono averlo?
INPS (Foto Adobe)

Dal punto di vista fiscale, il principio base su cui si fonda l’Assegno Unico e che genera la differenza col passato è l’adozione della dichiarazione ISEE del reddito. Attualmente, l’Ente previdenziale dà corso all’erogazione in base all’acquisizione della valutazione ISEE del reddito familiare; si considera, dunque, anche la situazione patrimoniale del nucleo familiare.

Destinato alle famiglie dei lavoratori dipendenti, l’importo è valutato rispetto alla soglia di un reddito lordo annuale pari a 40.000 euro: al di sotto di tale soglia, si accede agli scaglioni più bassi che prevedono un assegno mensile fino a 175 euro; pari o superiore al tetto, oppure in assenza della comunicazione ISEE, l’assegno consta di un importo non inferiore né superiore a 50 euro.

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In realtà, pur dandolo talvolta per scontato, i richiedenti devono rispondere ai requisiti di cittadinanza e residenza italiana, oppure al possesso di un permesso di soggiorno UE; almeno uno dei due genitori può lavorare all’estero, purché versi le imposte in Italia. Ciò che sta succedendo è che molti connazionali, dunque, non ricevono l’Assegno Unico; sono coloro che non hanno più la residenza sul nostro territorio e che non rispondono al suddetto criterio (l’INPS si è espresso categoricamente).

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Il paradosso vede però l’esclusione di coloro che lavorano per conto della nazione: parliamo di enti pubblici, i militari all’estero, il personale docente e non docente in servizio presso le istituzioni culturali, i dipendenti di aziende private operanti al di fuori dei confini nazionali con rapporti di lavoro disciplinati dalla legge italiana, lavoratori autonomi che pagano le tasse in Italia, pensionati temporaneamente o permanentemente all’estero. Per loro si attende ora una misura correttiva.