Aumenti dei prezzi, altra stangata in arrivo per gli italiani

L’aumento dei prezzi ha toccato quota 8% nel mese di giugno. Un dato che non si registrava in Italia dal 1986

Spesa (Foto Pixabay)

L’aumento dei prezzi generalizzato ha scatenato un’inflazione che in Italia non si registrava da diversi anni. Il mese di giugno ha fatto registrare un +8% che non si vedeva dal 1986. La pandemia prima e il conflitto in Ucraina dopo hanno fatti aumentare i prezzi dell’energia. Aumenti di gas, corrente elettrica e carburanti prolungati nei mesi hanno inevitabilmente innescato un effetto a catena sfociato nell’inflazione.

La Banca centrale europea è intervenuta alzando i tassi di interesse, ossia il costo del denaro. Lo scopo è quello di frenare la circolazione del danaro rallentando la corsa dei prezzi. L’azione nel medio e lungo termine arresterà l’inflazione. La conseguenza, però sarà un rallentamento dei consumi e dell’economia.

Allarme inflazione, può arrivare al 10%

Spesa (Foto Pixabay)

Tuttavia, gli effetti dell’aumento del tasso di interesse sul denaro non si registreranno nel breve periodo sui prezzi dei beni. L’inflazione potrebbe ancora crescere. Secondo l’economista Carlo Cottarelli l’inflazione arriverà a toccare il 10%. Per gli italiani ,quindi, ci saranno ancora degli aumenti.

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L’ex direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale ha rilasciato un’intervista a La Stampa di Torino: “Nei numeri non vediamo segnali di rallentamento. Anzi: non mi stupirei se, andando avanti, sfiorasse la doppia cifra”, afferma l’economista italiano.

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Poi un passaggio sulle soluzioni e gli interventi da mettere in campo: “Credo che, oltre alle banche centrali, qualcosa lo possa fare il governo. Bene ha fatto a calmierare bollette e carburanti, ma dovrebbe mirare i propri interventi per dare sollievo alla parte più povera della popolazione”, afferma Cottarelli.

Secondo l’esperto a questo livello di prezzi si è giunti perché la domanda di fonti energetiche è stata maggiore rispetto all’offerta. Ciò è dovuto per induzione perché per risollevare l’economia dopo la pandemia c’è stato gettito di danaro che ha provocato l’effetto a catena sui prezzi. Per intervenire, quindi, bisogna frenare il gettito di soldi nel sistema.