Superbonus 110%, chi può richiedere la risoluzione del contratto

Per il Superbonus è prevista la risoluzione del contratto in alcuni particolari casi. Cosa verificare nel dettaglio

Superbonus facciate
Superbonus 110% (Foto Unsplash)

Il Superbonus 110%, in vigore dal 19 maggio 2020, ha riscosso molto successo tra i contribuenti italiani. Infatti il finanziamento di 33,3 miliardi di euro, previsto fino al 2027, è già esaurito da maggio. Si parla di possibili provvedimenti fin dal prossimo decreto “Aiuti“. Imprese e committenti sono in attesa di capire cosa deciderà il Governo Draghi per iniziare o interrompere i lavori.

Infatti, le richieste di finanziamento in circa un anno sono state di ben 33,7 miliardi di euro. Hanno interessato milioni di contribuenti e migliaia di imprese edili in tutta la Penisola. Anche le banche sono in attesa delle decisioni governative. Non essendoci più fondi necessari per rimborsarle, alcuni istituti non accettano più la cessione del credito

Superbonus 110%, recedere dal contratto in quali casi?

Superbonus facciate
Superbonus 110% (Foto Unsplash)

Dunque molti committenti e imprese edili si trovano nella necessità di recedere o di modificare i contratti stipulati, non avendo la certezza al momento di ottenere gli incentivi previsti in precedenza. Chi ha già accordi definitivi con l’impresa e attende una decisione della banca, per quanto riguarda la cessione del credito d’imposta, può scegliere di recedere o sospendere il contratto (sia che la partenza dei lavori sia preventivata dopo l’ok da parte della banca per la cessione del credito, sia che tale clausola non sia presente nell’appalto).

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Se i lavori sono già partiti e l’impresa ha anticipato i fondi è possibile che il cantiere venga fermato. Ma è necessario controllare la presenza di una polizza per danni di questo genere nel contratto. Tuttavia anche in questo caso è possibile trovare un accordo per revisionare o risolvere il contratto.

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Se i finanziamenti coprono solo una parte dei lavori, i contraenti possono decidere di ridurre una frazione dei lavori preventivati optando per una riduzione del contratto. Senza un accordo si può decidere per una risoluzione per “eccessiva onorosità sopravvenuta”, ma imprese e committenti potrebbero fare ricorso al tribunale per derimere la questione. Il cliente può anche chiedere, in considerazione delle forti speculazioni sui costi, anche una “riduzione ad equità del contratto”, cioè proporre di riportare il valore economico delle prestazioni previste ad un adeguato valore.