Caos superbonus, fondi finiti: cosa accade ai cantieri aperti

Potrebbe essere la fine per il Superbonus 110% ma anche l’affacciarsi del rischio occupazionale per le imprese edili. Cosa sta succedendo

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Superbonus 110% (Foto Adobe)

Dal 2021, a partire dalla più timida riapertura delle attività, il Governo ha promosso un programma di rinnovamento degli edifici privati, con l’obiettivo di elevare la certificazione energetica degli appartamenti e, in generale, la sostenibilità ambientale degli impianti, da quelli elettrici alle caldaie, oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche. La risposta si è fatta immediata grazie al bonus ad hoc predisposto per affiancare le spese dei cittadini.

Ma più che di affiancamento, dovremmo parlare della totale copertura dei costi sostenuti verso le imprese edili coinvolte. È con il Superbonus 110% che si è decretata la ripartenza post Covid, muovendo una grande massa di investimenti per la messa a norma dei condomini con i nuovi standard energetici dettati dall’emergenza climatica e registrando un vero successo della misura sino ai limiti del disagio verso le eccessive richieste sulle spalle del settore dell’edilizia. 

Superbonus, rischio di restituzione per chi ha già avviato i lavori

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Superbonus 110% (Foto Pixabay)

Questo riscontro positivo ha però avuto un paradossale esito opposto sulle casse dello Stato, come dimostrano i dati più aggiornati: i fondi di partenza, stanziati per il pagamento delle aziende che hanno sostenuto i lavori, sono stati pari a 33,3 miliardi di euro; si è verificato, invece, uno sforamento del plafond originario equivalente a 400 milioni di euro. In buona sostanza, i fondi sono terminati.

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Il problema, dunque, tocca i cantieri già aperti e i nuovi programmati. Circa 33.000 imprese potrebbero fallire sulla spinta di un possibile annullamento degli interventi in agenda. È necessario che il Governo scongiuri questo pericolo, compreso quello di coinvolgere i contribuenti in sgradite situazioni. Il Superbonus sopravviverà fino al 2025 ma con riduzioni sempre crescenti.

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Chi non ha deciso di avviare un cantiere presso il proprio stabile è bene che non lo faccia o almeno rispetti la scadenza al 30 giugno 2022, con una proroga al 31 dicembre riguardo gli interventi svolti su edifici monofamiliari completati, al 30 settembre, almeno al 30%. Dal 1° luglio le tariffe cresceranno per coloro che hanno pratiche già avviate attraverso una svalutazione dei crediti. Se il bonus non verrà rifinanziato, lo Stato potrebbe chiedere indietro parte del sussidio a lavori in corso. Nel frattempo, le banche non riescono più a compensare la cessione dei crediti, avendo oramai superato il limite.