Prelievo Postepay, questa cifra fa scattare controlli

Il prelievo al Postamat con la Postepay è un’operazione molto comune. Ma in alcuni casi può attivare accertamenti fiscali

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Prelievo Postepay? (foto: Youtube)

Il prelievo bancomat, o con la Postepay, è il modo più rapido per ottenere contanti. Quando non esisteva la carta di ebito, infatti, si dovevano fare lunghe file agli sportelli bancari, che oltretutto avevano orari limitati di apertura. Mentre con il bancomat, o la Postepay, si può ritirare denaro in qualunque momento. Ma le cifre non sono tutte a disposizione. Infatti in base al piano contrattuale il prelievo ha delle soglie giornaliere e mensili. Questo per cercare, in caso di furto o truffa, di limitare i danni.

Allo stesso tempo la produzione di contanti viene sempre più scoraggiata dalle istituzioni, in particolare dalle unità antievasione ed antiriciclaggio. Le transazioni elettroniche per spostamenti di denaro o acquisti sono molto più sicure ed incoraggiate. Al punto che da qualche anno vige un tetto massimo di spesa che si può effettuare in contanti. Per ora sono 2.000 euro, dal 2023 il limite dovrebbe scendere a 1.000

Prelievo Postepay, cosa si può rischiare con grandi cifre

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Postepay (foto Facebook)

Le operazioni bancomat e Postepay che muovono contanti da qualche anno sono attenzionate dal fisco. In particolare i versamenti di cash sul conto corrente. Nel caso le cifre siano copiose, si può pensare a denaro a nero o riciclato. E scattano facilmente i controlli. Per quanto riguarda i prelievi la situazione è meno sensibile.

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Non esistono limiti al prelievo in contanti con la Postepay, ma se le cifre diventano troppo alte si accendono i fari. Il cliente, se preleva con la Postepay oltre 1.000 euro al giorno o 5.000 euro mensili, viene attenzionato dalla banca. Se la cifra supera i 10.000 euro al mese, Poste Italiane è obbligata a contattare il cliente e chiedere spiegazioni sui prelievi di somme così alte.

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Nel caso in cui le informazioni non siano così esaustive, Poste Italiane è obbligata a segnalare le transazioni sospette all’Unità d’informazione finanziaria. Nel caso in cui i sospetti vadano oltre i dubbi, la Uif informerà in breve tempo la Procura della Repubblica.