Invalidità INPS: chi rischia la revoca dell’assegno

Alcune categorie di persone potrebbero rischiare di perdere l’indennità di accompagnamento. Ecco cosa fare in questo caso

indennità di accompagnamento
invalidità (Foto Pixabay)

In Italia tutti coloro che soffrono di una invalidità fisica, che non permette di camminare da soli ma solo accompagnati da qualcuno, hanno diritto alla così detta indennità di accompagnamento. Si tratta di un assegno mensile di circa 525 euro che viene erogato direttamente dall‘INPS dopo una serie di controlli sullo stato di salute della persona.

Generalmente coloro che ricevono l’indennità di accompagnamento sono sottoposti ad una visita di revisione dagli appositi incaricati che possono confermare o revocare l’assegno. La revoca avviene quando, secondo l’INPS, vengono a decadere i presupposti che danno proprio diritto all’indennità. Ma chi sono le persone che rischiano la revoca dell’assegno?

Indennità, assegno tolto? Ecco cosa fare

indennità di accompagnamento
invalidità (Foto Pixabay)

A rischiare la revoca dell’indennità di accompagnamento sono i pensionati, gli invalidi e le vedove. Queste categorie di persone, però, non devono preoccuparsi se l’INPS gli ha revocato l’assegno dal momento che potranno riaverlo. Con la sentenza n.14561 la Suprema Corte afferma infatti un nuovo principio di diritto: per procedere all’impugnazione del provvedimento di revoca non occorrerà avviare una nuova domanda amministrativa.

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Il nuovo principio di diritto nasce quando un uomo, a cui era stato revocato l’accompagnamento per il decadimento dei requisiti sanitari, si rivolge prima ad un giudice e poi alla Corte di Appello che rigettano però il ricorso. L’uomo si è poi rivolto alla Cassazione che, a Sezioni Unite, ha espresso un nuovo principio che permetterà una procedura più celere e una maggiore tutela dei diritti del soggetto invalido.

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Per merito della nuova pronuncia della Cassazione, tutti coloro che si vedranno revocare una prestazione già in godimento, non dovranno presentare una nuova istanza amministrativa per averne il ripristino. Tali persone potranno rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria senza subire ulteriori pregiudizi.

La presentazione di una nuova domanda, infatti, avrebbe determinato per il soggetto invalido rilevanti conseguenze pregiudizievoli in quanto non si vedrebbe riconosciuta la continuità della prestazione ingiustamente revocata. Inoltre una nuova domanda avrebbe ancora di più rallentato la macchina amministrativa che si troverebbe a rifare accertamenti su qualcosa di già esaminato.