Assegno unico: quando l’INPS può richiedere i soldi indietro

L’assegno unico universale per i figli a carico deve rispettare determinate condizioni per essere erogato anche per i maggiorenni

Assegno unico (Foto Pixabay)

Il nuovo strumento a sostegno delle famiglie con figli a carico, ossia l’assegno unico universale, si avvia ormai al pagamento del suo terzo mese consecutivo. Le prime erogazioni, infatti, sono partite a marzo 2022. Il nuovo strumento permette di allargare la platea dei percettori rispetto al precedente assegno familiare.

Infatti, ricevono il sussidio anche i genitori che svolgono un lavoro autonomo. Inoltre, vengono favorite rispetto al passato la famiglie numerose e con redditi più bassi. Questi due aspetti messi insieme lasciano favorire il nuovo mezzo di sostegno rispetto a quello precedente.

Assegno unico, il rischio della restituzione

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Assegno unico maggiorenni (Foto Pexels)

Inoltre, l’assegno unico universale può essere erogato anche ai figli maggiorenni e fino all’età di 21 anni. Esistono, però, delle condizioni. Infatti, è necessario che i figli maggiorenni frequentino un corso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea svolgere un tirocinio oppure avere un reddito da lavoro che non superi 8.000 annui.

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Su questo fattore del reddito da lavoro è necessario prestare attenzione. Può accadere, infatti, di ricevere l’assegno unico per i figli nell’anno in corso e il figlio maggiorenne che lavora superi il tetto massimo di 8.000 per essere considerato a carico dei genitori. In tal caso, infatti, l’Inps potrebbe chiedere indietro i soldi.

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E’ da premettere che non ci sono note ufficiali in merito. Tuttavia, non è il primo caso in cui l’Inps chieda indietro i soldi erogati erroneamente. Per questo motivo è opportuno fare delle valutazioni quando si verificano casi di perdita dei requisiti per ottenere l’assegno unico universale nell’anno in corso.

L’assegno unico universale offre in ogni caso un’opportunità in più anche per i figli maggiorenni che studiano o che hanno un lavoro che non li impiega a tempo pieno. Il sussidio va tuttavia a sostituire gran parte delle detrazioni persistenti prima dell’introduzione del nuovo mezzo di aiuto alle famiglie.