Prelievo bancomat: i due casi che fanno scattare controlli

Attenzione al prelievo Bancomat. Le nuove misure potrebbero introdurre ulteriori strette per i cittadini. Nuovi obblighi per commercianti

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Prelievo bancomat (Foto Unpslash)

Bancomat, o meglio dire la carta di debito, è il termine con cui genericamente si identifica la carta per prelievi o pagamenti elettronici. Il bancomat ad oggi è uno strumento fondamentale per agire nella società. A seguito del piano cashless governativo, che risale all’esecutivo Conte, le abitudini degli italiani sono cambiate.

Sempre meno contanti e sempre più pagamenti elettronici. Ne consegue che le transazioni, tutte tracciabili, possono più facilmente portare alla luce potenziali illeciti. E di questo se ne occupano l’antiriciclaggio e l’antievasione fiscale. Il tentativo di arginare i fenomeni di corruzione nel nostro Paese passa sempre più attraverso la svolta digitale, ed anche se il percorso è lungo, le tracce sono state impostate.

Abbiamo assistito negli ultimi mesi a numerosi cambiamenti. Dal 2023 il tetto degli acquisti in contanti passa da 2000 a 1000 euro, esattamente la metà. Dal 30 giugno i commercianti che si rifiuteranno di effettuare pagamenti con il Pos saranno passibili di sanzioni salate.

Prelievo Bancomat, il rischio controlli

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Prelievo Bancomat (Foto Adobe)

Numerose fonti giornalistiche hanno riportato che il Governo starebbe varando nuove strette sui prelievi Bancomat. La notizia non ha ancora dell’ufficialità, ma le voci insistenti rendono giustificata la diffusione della notizia. Se dovessero entrare in vigore le nuove norme, le attività ispettive del Fisco aumenterebbero notevolmente, con l’ausilio delle informazioni provenienti dagli istituti di credito.

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In poche parole, i prelievi bancomat potrebbero essere messi sotto controllo fiscale, e chiunque, nei due casi sottoelencanti, potrebbe trovarsi a dover dare spiegazioni delle proprie transazioni. Da quanto si apprende i controlli potrebbero scattare se:

  • Si effettuano troppi prelievi in contanti ravvicinati in un arco di tempo ristretto;
  • Se in un determinato periodo vengono registrati pochi prelievi rispetto alla media dell’individuo.

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E’ doveroso sottolineare che queste stime dovrebbero provenire non dal controllo delle singole transazioni, a cui il fisco per motivi di privacy non avrebbe accesso, ma da una media di prelievi nell’arco di un anno. Nel caso di anomalie il correntista potrebbe in prima battuta essere interpellato dall’istituto di credito, e successivamente dall’Agenzia delle Entrate.