Decreto Aiuti, la beffa: rischio aumento delle tasse

Il decreto Aiuti e energia dello scorso 2 maggio nasconde delle possibilità per alcuni sindaci di aumentare le imposte

Tasse (Foto Pixabay)

Lo scorso 2 maggio il consiglio dei ministri ha approvato il decreto Aiuti e energia. L’obiettivo è quello di affrontare il periodo di inflazione causato principalmente dagli aumenti dei costi energetici. Infatti, il decreto prevede una serie di provvedimenti indirizzati principalmente ad assorbire, in parte, i vari rincari.

Si va, così, dalla proroga del taglio delle accise e dell’Iva sui carburanti a quello per le bollette di luce e gas per i redditi fino a 12.000 euro. Ci sono poi le semplificazioni per gli investimenti nelle energie rinnovabili e il bonus una tantum da 200 euro che rimarcano quelli erogati durante la prima ondata della pandemia.

Decreto aiuti, rischio aumenti

Voli low cost
Aeroporto (Foto: Pixabay)

Tuttavia, spesso in politica si è usato inserire in alcuni decreti urgenti anche altre norme che hanno poco a che fare con la sostanza del decreto stesso. E’ una prassi che in Italia si è verificata diverse volte e che va a forzare anche il dettato costituzionale. Infatti, come ha rimarcato anche Mattarella durante il suo giuramento bis alle Camere, il ruolo principale della democrazia italiana è relegato al Parlamento.

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E così, nel decreto Aiuti e energia sono finiti la norma per permettere la costruzione del termovalorizzatore di Roma, tecnologia ormai superata da altri macchinari, nonché l’autorizzazione ad alzare alcuni tributi. Infatti, come specificato da il Fatto Quotidiano, il decreto autorizza i sindaci dei comuni che hanno determinati parametri di indebitamento, di aumentare le imposte.

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Si tratta, in particolare, dell’addizionale all’Irpef e delle tasse di imbarco. Infatti, i Primi cittadini dei capoluoghi con un deficit superiore ai 500 euro per cittadino potranno aumentare l’addizionale comunale all’Irpef oltre i limiti stabiliti a livello nazionale. Inoltre, l’ulteriore aumento delle imposte riguarda anche il settore dei viaggi.

Infatti, nei capoluoghi in cui i debiti pro capite superano i 1.000 euro a cittadino, è possibile l’aumento della tassa d’imbarco fino a 2 euro. I sindaci avranno 60 giorni di tempo dalla pubblicazione del decreto per indicare quale posizione prendere in merito alla scelta a loro devoluta. Le città che rischiano aumenti sono 23 secondo il Sole24ore.

Tra queste città a rischiare aumenti ci sono Milano, Napoli, Genova, Firenze, Torino, Venezia, Catania, Palermo, Lecce,  Reggio Calabria, Salerno, Chieti, Potenza, Rieti, Vibo Valentia, Catanzaro, Andria, Alessandria, Avellino, Agrigento, Frosinone, Brindisi, Nuoro.