Salta il Bonus psicologo dalla manovra finanziaria, gli addetti ai lavori lanciano una petizione

È stato escluso dai finanziamenti pubblici, ma gli psicologi ritengono che un incentivo economico per la salute mentale sia necessario

covid disagio psicologico
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In realtà è un problema datato, ma come è successo per altri settori, la pandemia ha tolto il velo delle illusioni ed ha mostrato il degrado dei servizi sanitari italiani, che nei decenni scorsi erano considerati tra i migliori al mondo. Ad oggi la spinta è sempre più verso una regionalizzazione e privatizzazione delle prestazioni, e questo non farà altro che aumentare il divario sociale tra chi avrà accesso a prestazioni sanitarie e chi no.

Ed anche le cure psicologiche non sono esenti da questo meccanismo, anzi, ne sono la perfetta rappresentazione. Nonostante la cura ed il benessere mentale siano ormai acclarati come fondamentali, alla stregua della cura del corpo, il Servizio Sanitario Nazionale copre solo una fetta molto esigua di utenti.

Per questo chi può si rivolge al settore privato, che dall’inizio della pandemia ha decisamente accresciuto il suo carico di lavoro. Ma la crisi economica e la sempre più diffusa necessità di sostegno psicologico hanno portato le senatrici Elisa Pirro (M5s), Anna Maria Parente (Italia Viva), Paola Boldrini (Pd), Loredana De Petris (Leu), Raffaella Marin (Lega) e Maria Teresa Bellucci (Fratelli d’Italia) a chiedere che venisse introdotta in manovra finanziaria una misura di sostegno economico alle cure psicologiche, il cosiddetto Bonus Psicologo, che avrebbe dovuto comprendere un fondo di 50 milioni di euro così ripartito:

  • 15 milioni di euro per un bonus avviamento psicologico: tale bonus prevedeva l’erogazione di un contributo di 150 euro a persona, senza alcun limite di reddito, rivolto a cittadini maggiorenni residenti in Italia, anche in assenza di una diagnosi di disturbo mentale, che non abbiano avuto accesso ad altre agevolazioni in materia di salute mentale.
  • 35 milioni per un bonus sostegno. Questo bonus sarebbe stato invece vincolato all’ISEE: fino a 1600 euro di contributi per chi ha ISEE inferiore a 15mila euro; fino a 800 euro con ISEE tra 15mila e 50mila; fino a 400 euro per i cittadini con ISEE tra i 50mila e i 90mila.

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Come si legge nella rivista State of Mind, la proposta non è stata inserita nella manovra finanziaria per il 2022. David Lazzari, presidente del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), in un articolo pubblicato sull’Huffington Post, commenta quanto accaduto: “Noi viviamo immersi in un mondo di relazioni, delle quali solo in piccola parte siamo consapevoli, e la vita, la salute e la psiche sono degli “hub”, cioè degli snodi fondamentali nelle reti che legano le parti di noi, ci legano agli altri e tutti all’ambiente”.

“Se non capiamo l’importanza di queste dimensioni così reali e presenti che però non si pesano con la bilancia, non si toccano con la mano e non si misurano con il metro, affronteremo il presente e il futuro senza la consapevolezza che serve, senza la cultura di cui abbiamo bisogno. E la tecnologia o l’economia da sole non basteranno, anzi faranno danni (…) Alla luce di tutto questo, 50 milioni per il bonus psicologico, sono un piccolo investimento ma un grande segnale: abbiamo capito l’importanza, siamo con voi, faremo la nostra parte”.

Rincara la dose il giornalista Francesco Mesano (TG1), che negli scorsi giorni ha lanciato una petizione su change.org, che in pochi giorni ha già superato le 200mila firme: “Chiediamo al governo di prendere davvero in considerazione questa proposta e di inserirla nel primo provvedimento utile per andare incontro a un’esigenza immediata e pressante. Oltre a realizzare un investimento vero e sensato sul capitale umano e sul benessere personale e in comunità delle persone“.