Covid-19, Big Pharma negano un accesso equo ai farmaci: la denuncia del CEO

Come per i vaccini, anche per i medicinali anti-Covid le Big Pharma si tengono stretti i loro brevetti, causando una forte discrepanza tra chi viene vaccinato e curato e chi non ha accesso a nessuna delle misure di contrasto al virus

vaccini MSF
(Unsplash)

La vicenda non sorprende, ma delude. Dopo la mancata sospensione degli accordi TRIPs sulla proprietà intellettuale, che avrebbero affrancato i vaccini dal vincolo contrattuale del brevetto, e permesso così che si riproducessero liberamente, la stessa dinamica si ripete per i farmaci anti-Covid.

Corporate europe observatory (Ceo), impegnato nel contrastare la posizione privilegiata e l’influenza delle grandi società multinazionali all’interno della politica comunitaria, punta l’indice contro l’UE, responsabile di sostenere le Big Pharma nel loro rifiuto di svincolare i brevetti.

Da un editoriale di Altreconomia apprendiamo che la Ceo etichetta come fallimentare la campagna vaccinale, proprio in virtù del principio di equa distribuzione. Mentre Paesi come gli Stati Uniti superano l’80% di copertura vaccinale, altri come ad esempio l’Africa arrivano a malapena al 2,3% sulla prima dose. E non c’è dubbio che a far da discriminante è la capacità di produrre reddito dei Paesi richiedenti. Lo dimostra la prassi.

Come si legge sull’editoriale di Pietro Malesani, “Pfizer, BioNtech e Moderna guadagnano intanto mille dollari al secondo con la vendita dei vaccini ai Paesi occidentali; nel resto del mondo la popolazione resta invece scoperta dalla protezione contro il virus: una situazione dovuta alle condizioni imposte dalle società farmaceutiche e, di riflesso, alla produzione troppo scarsa e ai costi elevati”.

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E lo stesso meccanismo si sta riproponendo per i farmaci anti-Covid, che anche se in fase ancora sperimentale, sono una promettente cura al virus. Non si fa in tempo a perorare una battaglia che ne spunta subito un’altra. La questione vaccini è ancora aperta, e più tempo passerà e maggiori saranno le varianti che entreranno in circolazione, costringendo anche il privilegiato mondo occidentale a reiterare dosi vaccinali ogni 4 mesi, e nel frattempo in Africa ed in India non si riescono a contare i decessi da Covid.

È necessaria un’inversione di rotta, o più semplicemente uno sguardo ampliato alle problematiche globali. Le industrie farmaceutiche, che si tengono così strette il loro patrimonio intellettuale, dovrebbero essere “costrette” a condividerlo. In caso contrario c’è da supporre che i sacrifici per il “bene comune” in un momento di emergenza vengano chiesti solo ai privati cittadini, mentre le multinazionali ne possono rimane esentate.