Cashback di Stato: ecco i reali motivi dello stop

Il ministro dell’Economia ha difeso la scelta di abolire definitivamente il cashback di Stato durante l’audizione alle Camere

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Il cashback di Stato, come è noto, non sarà riconfermato nel 2022. Dopo la sospensione avvenuta il 1 luglio e il rinvio a gennaio 2022 per la ripresa, il programma è stato definitivamente eliminato. Il programma era un incentivo del governo Conte II voluto per combattere l’evasione fiscale incentivando i pagamenti con strumenti digitali. Il programma è stato utilizzato da oltre 9 milioni di italiani che hanno usufruito dell’incentivo del rimborso del 10% di quanto pagato con pagamenti digitali.

Cashback, il ministro spiega lo stop

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La causa della sospensione è stata dovuta ad una valutazione tra costi e benefici del programma che prevede comunque un investimento. Dopo questa analisi la maggioranza del governo, ma non tutto, ha ritenuto eliminare l’incentivo. E’ lo stesso ministro dell’Economia e Finanza Daniele Franco durante l’audizione alla Commissione Bilancio di Camera e Senato a motivare la decisione di eliminare il programma: “Guardando i costi e i benefici di questa misura abbiamo pensato di non prorogare.

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Nel primo semestre del 2021 – ha proseguito il ministro –  “l’aumento dei pagamenti tramite pos è stato del 28% in valore”. “Pero, abbiamo visto che nei mesi successivi, durante l’estate, le percentuali di incremento sono rimaste grossomodo invariate: 29% a luglio, 25% ad agosto, 26% a settembre”. Il governo, in sinesi, non ha notato un decremento dell’utilizzo dei pagamenti con carta dopo la sospensione del cashback di Stato e non ha ritenuto opportuno riproporlo.

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Tuttavia, la legge di bilancio è ancora in discussione in parlamento ed ci sono ancora delle proposte dei parlamentari di modifica. Tra queste c’è anche una proposta di un cahback modificato. In sostanza, si propone di attuare il rimborso immediato sulla carta in modo da incentivare ulteriormente la cittadinanza ad utilizzare lo strumento di pagamento digitale.