Conto corrente, attenzione alla ‘tassa occulta’: l’allarme

Conti correnti a rischio in caso di mancata ripresa economica ed aumento delle retribuzioni. A lanciare l’allarme è il segretario generale della Fabi

Un webinar di Alleanza contro la povertà energetica per trattare il tema dell'energia
(foto: pixabay)

L’inflazione è uno dei temi più forti di questo periodo. I prezzi stanno crescendo, come accade dopo ogni crisi economica innescata dalla frenata dei consumi. Il Covid ha frenato abbastanza l’economia in questi due anni e ancora non c’è stata una ripresa stabile per tutti i settori. Dopo l’arresto dell’economia c’è sempre una ripresa ed essa è accompagnata dall’aumento dei prezzi. La causa principale è nascosta dietro all’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare quelle energetiche.

L’inflazione diventa una tassa occulta

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Ciò accade dopo ogni crisi economica in quanto i produttori di materie prime abbassano la produzione trovandosi dinanzi ad una richiesta al ribasso per la frenata dei consumi. Quando arriva la ripresa repentina, specie come quella causata dalla pandemia, i produttori non sono pronti poi a soddisfare tutte le domande di materie prime semplicemente perché la produzione aumenta ma in maniera prudenziale. Chi produce non vuole correre il minimo rischio di trovarsi con merce ferma per un nuovo eventuale crollo dei consumi.

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Questa cosa che può accadere in una pandemia ancora non trascorsa con dei vaccini sperimentali come unica arma. La conseguenza è l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime che comportano, poi, l’aumento di altri prodotti. Si arriva così a quanto si sta vivendo in questi giorni, settimane, mesi con l’aumento dei prezzi. Questo ha un costo per la cittadinanza.

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A tal proposito, il segretario della Fabi, Federazione autonoma bancari italiani, Sileoni, ha dichiarato a Canale 5 che l’attuale ritmo dell’inflazione ha un costo per coloro che hanno soldi sui conti correnti pari a una vera e propria tassa occulta. L’ammontare di tale “tassa” corrisponde a 35 miliardi annui che pesa su tutti i soldi depositati sui conti italiani.