Federalimentare, gli aumenti dei prezzi di cibi e bevande sono inevitabili

Con un comunicato stampa pubblicato lo scorso 10 novembre, Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, parla del problema riguardante l’aumento dei prezzi nel settore Food & Beverages definendolo “inevitabile” e chiedendo al Governo e alle altre parti coinvolte di agire insieme per evitare la catastrofe

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È una realtà sotto gli occhi di tutti quella su cui si concentra il comunicato di Federalimentare dello scorso 10 novembre: con l’aumento dei prezzi delle materie prime in particolare di quelle energetiche anche tutto il settore del Food & Beverages risente con una pioggia di aumenti.

Come riporta il comunicato, l’allarme non è privo di sostanza in quanto “è supportato dagli ultimi dati Istat sul fatturato del “food & beverage”: l’industria alimentare ha registrato sui primi 8 mesi dell’anno un +5,7% che si confronta col parallelo +5,3% della produzione. La forbice fra le variazioni percentuali dei due parametri appare estremamente esigua, a testimonianza di un apprezzamento della produzione alimentare, nel corso dell’anno, inadeguato e insoddisfacente“.

Secondo Vacondio la mancanza di offerta delle materie prime “non è una bolla, non terminerà a breve e questo porta ad un incontrollato aumento di costo delle stesse a cui si aggiungono il costo esorbitante delle energie, degli imballaggi, il caro noli e il caro container”.

Infatti se da una parte ci troviamo ad affrontare la crisi dovuta alle materie prime energetiche il cui prezzo è in costante aumento dall’altra anche solo la situazione climatica in cui si sono trovati gli agricoltori e gli allevatori ha portato ha una produzione inferiore.

E la prima regola del mercato è che se di qualcosa ce n’è una quantità minore aumenta il prezzo. Per questo, Federalimentare chiede anche aiuto al Governo perché ascolti le proposte che potranno uscire dal tavolo che si spera si apra presto con i rappresentanti delle industrie della trasformazione e della distribuzione del settore alimentare perché “il rischio è quello di prosciugare del tutto, paradossalmente, i vantaggi non replicabili connessi alla fase di ripartenza ed espansione del PIL e dei mercati” che con questa fase post pandemica tutti stanno registrando.

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Ma se tenessimo in considerazione solo l’aspetto puramente economico commetteremmo un errore, perché l’aumento dei prezzi da ultimo si riflette in una contrazione dei consumi da parte dei cittadini italiani, in un rischio che per poter far quadrare i conti si smetta di cercare la qualità, che invece deve rimanere faro, insieme al rispetto dell’ambiente in ogni sua forma, delle scelte che si fanno tra gli scaffali dei supermercati e nei mercati.

A questo link il comunicato di Federalimentare