Pensioni, beffa per gli invalidi. C’è l’aumento ma…

La Confederazione autonoma europea dei lavoratori denuncia la situazione che sta interessando gli invalidi e la loro pensione  

(Pixabay)

Un vero e proprio aumento beffa per quanto riguarda la pensione percepita dagli invalidi. La segnalazione di è arrivata al ministro per la Disabilità, Erika Stefani, dal vicesegretario della Confederazione autonoma europea dei lavoratori (Confael), Marco Martini.

Secondo quanto segnalato, una persona invalida al 100% può arrivare a percepire l’assegno massimo solo se smette di lavorare. E’ questa la beffa che si nascondo dietro l’aumento della pensione di invalidità.

Pensione di invalidità, la scelta che fa discutere

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Nell’agosto 2020 l’INPS ha annunciato un incremento delle prestazioni di invalidità civile. Inizialmente il beneficio era previsto per tutti gli over 60, ma dopo una sentenza della Corte Costituzionale è stato esteso ai soggetti riconosciuti invalidi civili totali, sordi o ciechi civili assoluti a partire dai 18 anni di età.

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L’aumento prevede il passaggio da 287,09 euro al mese a un importo fino a 651,51 euro per 13 mensilità, che moltiplicato arriva a punto a quota 8.500. Il diritto alla maggiorazione prevede anche una soglia di reddito personale pari a 8.469,63 euro, che sale a 14.447,42 euro in caso si coniuge.

Secondo queste disposizioni gli inabili totali adesso dovranno scegliere se continuare a lavorare o arrivare agli 8.500 euro l’anno previsti con l’aumento. Si può arrivare a percepire il massimo previsto solo ed esclusivamente se si rinuncia totalmente a qualsiasi attività lavorativa.

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I disabili si trovano così a vivere due criticità: una è riferita alla mancata inclusione sociale che i piccoli lavoretti aiutano a superare. La seconda non meno importante è che una persona disabile che arrotonda la pensione con queste piccole attività, per avere un dignitoso sostentamento alla propria esistenza, andrà a trovarsi in uno stato di bisogno economico assoluto.

La Confael chiede al ministro “un intervento per superare questa ingiustizia normativa rappresentando la questione sia in consiglio dei ministri che in Parlamento. Da parte nostra siamo disponibili a sostenere una sua iniziativa in merito a questa sgradevole situazione”.