Microplastiche, un nuovo modello per capire quante se ne accumulano nell’organismo

Il problema delle microplastiche è ormai qualcosa con cui dobbiamo fare i conti. È stato quindi messo a punto un modello per cercare di capire quanta microplastica si accumula nel nostro organismo. A farlo i ricercatori dell’università di Wageningen nei Paesi Bassi.

Microplastiche, un modello per capire quante se ne accumulano nell'organismo
Microplastiche, un modello per capire quante se ne accumulano nell’organismo (foto: pixabay)

I ricercatori dell’università di Wageningen, Paesi Bassi, sono riusciti ad elaborare un modello con cui stimare la quantità di microplastiche che si accumulano nell’organismo umano nel corso della sua vita.

Anche se non tutta la microplastica con cui il nostro corpo entra in contatto rimane nell’organismo, una parte si accumula ed è quindi necessario capire quanta, in media, microplastica si troverà nel nostro organismo anche perché gli effetti, soprattutto quelli a lungo termine, sono ancora tutti da studiare e comprendere.

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Microplastiche, il modello dell’università di Wageningen

Microplastiche, un modello per capire quante se ne accumulano nell'organismo
Microplastiche, un modello per capire quante se ne accumulano nell’organismo (foto: pixabay)

Prima di parlare nel dettaglio dello studio cerchiamo di capire meglio che cosa si intende per microplastiche. Con il termine microplastiche vengono indicate tutte quelle particelle di materiale plastico con misure comprese tra 1 micrometro e 5 mm.  E le microplastiche vengono prodotte nelle più diverse situazioni: dalle microparticelle che si staccano dai capi in tessuti sintetici durante il lavaggio, ai glitter, fino alla decomposizione e frantumazione degli oggetti in plastica non correttamente smaltiti.

Si tratta dunque di particelle veramente microscopiche di plastica che però, come è facile supporre, rientrano nel nostro organismo dalle fonti più disparate: sono state ritrovate per esempio nei pesci, nei crostacei, ma anche nell’acqua corrente e in quella in bottiglia e addirittura nel sale, nella birra e nell’aria che respiriamo.

La pervasività delle microplastiche ha portato quindi gli scienziati dell’università di Wageningen a cercare di elaborare un modello per capire quanta microplastica ingeriamo e quanta ne rimane nel nostro organismo, per poter meglio comprendere quelli che potrebbero essere gli effetti sul corpo umano.

Lo studio condotto dai ricercatori dell’università dei Paesi Bassi è partito da 134 studi che sono stati portati a termine negli ultimi anni. Gli studiosi sono riusciti quindi a creare un doppio modello con cui vengono stimate le quantità di microplastiche che si accumulano nel corpo umano a seconda dell’età. Un modello si occupa dell’accumulo dall’infanzia fino ai 18 anni e l’altro dell’accumulo in età adulta.

I risultati devono assolutamente far riflettere: la conclusione dello studio è che in media un essere umano ingerisce ogni giorno 553 microplastiche nella fascia d’età che va fino a 18 anni. Questa quantità sale a 883 se si va oltre i 18 anni. Il corrispettivo peso è 184 nanogrammi e 583 nanogrammi. Questo è ciò che viene ingerito, diverso il discorso dell’accumulo.

Per quello che riguarda le microplastiche che arrivano nel corpo umano attraverso l’apparato digerente, lo studio ha concluso che raggiunti i 18 anni nel corpo si sono accumulate 8.300 microparticelle di plastica, per un totale di 6,4 nanogrammi. Una persona che abbia raggiunto i 70 anni ne ha accumulati e invece 50.100, per un totale di 40,7 nanogrammi. La conclusione dello studio è che, almeno per ciò che riguarda le microplastiche ingerite, la maggior parte viene espulsa dal corpo umano attraverso l’apparato escretore. Ma la maggior parte non significa tutte.

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La seconda fase dello studio degli scienziati olandesi si concentrerà adesso sul capire quali sono i cibi nei cui tessuti si accumulano più microparticelle.