Superbonus, alcune ditte aumentano i prezzi per ottenere più vantaggi

Il Bonus 110 è utilizzato da molti cittadini. Ma bisogna prestare attenzione ai preventivi della ditta a cui ci si affida.

casa
(pixabay)

Il Bonus 110, anche detto Superbonus, è una misura governativa per incentivare le migliorie all’interno degli appartamenti e dei condomini. A fronte di lavori di efficientamento energetico o di miglioramenti strutturali, il Governo restituisce sotto forma di detrazione fiscale il 110% della cifra investita, nell’arco di 5 anni.

Ovviamente un’elargizione di questa portata ha dei limiti ben precisi. Tra questi, la spesa massima per ogni singolo intervento. Per fare un esempio (tratto dal sito proiezionidiborsa.it), se si sostituiscono gli infissi delle finestre, il bonus andrà a coprire la spesa fino ad un massimo di 17.000 euro per unità immobiliare. Se il soggetto che avvia i lavori decide di investire una somma maggiore, la differenza va a proprio carico.

Così anche per altre voci, quali ad esempio cappotto, ponteggi ed impianto di riscaldamento.

Leggi anche: Decreto Sostegni, possibile sospensione pagamento dell’Imu

Fare attenzione ai preventivi delle ditte

Bonus locazioni
(pixabay)

Anche le ditte che eseguono i lavori sono facilitate dal Superbonus. In quest’anno sono aumentate le richieste di ristrutturazione, quindi il giro d’affari nell’edilizia è cresciuto, nonostante la pandemia.

Ma alcune imprese di ristrutturazione cercano di accaparrarsi un guadagno maggiore dal bonus. In alcuni casi i prezzi dei materiali sono portati ai massimali consentiti dal Superbonus, ma in realtà la qualità è inferiore a quella del prezzo corrispondente. Il cittadino che esegue i lavori è soddisfatto dalla ristrutturazione a costo zero e non si accorge della cattiva fede dell’impresa.

Leggi anche: Lotto e SuperEnalotto, giocatevi questi numeri: indizio vincente

Per questo motivo un buon suggerimento è di consultare più di un impresa prima di affidargli i lavori. Confrontando i preventivi è più facile smascherare le ditte “furbe”.