Cern, una nuova scoperta sfida le leggi della fisica

Forze sconosciute potrebbero mettere in discussione il Modello Standard della fisica delle particelle. I ricercatori di tutto il mondo ne approfondiscono gli studi, e raccolgono i dati per essere certi che si tratti di una scoperta scientifica con margini di certezza.

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La realtà che supera i limiti teorici, fino a risultare fantascienza. E’ proprio questo che affascina del mondo della scienza: il rivelarsi di forze finora sconosciute grazie alla ricerca scientifica, e non si tratta di misteri oscuri e tenebrosi.

Aldilà del fascino che esercita la materia, il Cern di Ginevra, il laboratorio europeo di fisica delle particelle, ha sfidato il Modello Standard, ovvero l’attuale teoria di riferimento della fisica sulle particelle e riguardo le 4 forze fondamentali che le regolano. Infatti il Cern, grazie alla presenza di acceleratori di particelle, nelle sue sperimentazioni e laboratori, favorisce la ricerca di punta nel campo della fisica delle alte energie, ma con obiettivi del tutto pacifici.

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In uno di questi esperimenti del più grande acceleratore di particelle, trattasi del Large Hadron Collider (LHC), è stato generato il decadimento di un particolare quark (‘beauty quark’) poiché non produceva allo stesso modo elettroni e muoni come era stato previsto.

Cosa significa scoprire una forza nuova nella fisica delle particelle?

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Cosa significa questo? Confermare questo dato giustificherebbe pensare all’esistenza di una forza finora sconosciuta e dunque non ascrivibile nei corollari del Modello Standard. Quando abbiamo visto i risultati eravamo tutti tremanti, davvero molto eccitati: i nostri cuori hanno iniziato a battere più veloci“, racconta il fisico Mitesh Patel dell’Imperial College, da dove è stato elaborato uno studio a tal proposito coordinato anche con ricercatori dell’Università di Bristol e di Cambridge.

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Il risultato ci offre un intrigante indizio in merito all’esistenza di una nuova particella fondamentale o di una forza che interagisce in modo diverso rispetto alle particelle finora conosciute”, aggiunge il ricercatore Daniel Mose. “Se questo sarà confermato da ulteriori misure, avrà un profondo impatto sulla nostra comprensione della natura al livello più fondamentale”.

Ma bisogna attendere un’evidenza scientifica più precisa per poter affermare tutto questo. Infatti ancora non si può parlare di scoperta scientifica poiché in fisica delle particelle, un risultato si può definire tale solo se presenta un margine di certezza, calcolato su una possibilità su 3.5 milioni che il risultato non sia frutto di una coincidenza statistica, del caso.  Quindi, il risultato risulta incerto, se c’è una possibilità su mille che sia dovuto al caso.

Per ovviare false deduzioni, è necessario aspettare il terzo avvio di raccolta dati dell’acceleratore LHC, già preannunciato da Matteo Palutan, ricercatore dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), il quale afferma: “Insieme ad altre analisi su dati già acquisiti attualmente in cantiere, avremo la possibilità di verificare il risultato attuale e sperabilmente mettere in crisi il Modello Standard”.