Cashback, aumenta il rimborso annuale per gli utenti?

Cashback, arriva una notizia importante in Italia per quanto riguarda il concorso dei pagamenti digitali. E attenzione alla sorpresa adesso 

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Da una cancellazione quasi certa a una possibile conferma a sorpresa: potrebbe essere questo lo scenario inedito per il cashback di Stato, ovvero l’iniziativa governativa per fronteggiare l’evasione fiscale e incentivare alla moneta digitale. Introdotta col precedente Esecutivo capitanato da Giuseppe Conte, il programma sembrava ormai pronto ad essere accantonato con l’ingresso di Mario Draghi. Ma adesso non è da escludere un clamoroso colpo di scena all’orizzonte sul fronte nazionale, con aggiornamenti che arrivano direttamente da Montecitorio.

L’aula del Senato, infatti, ha bocciato la mozione avanzata da Fratelli d’Italia per la cancellazione del programma. Il verdetto è stato chiaro: appena 20 voti a favore di tale richiesta, 89 astenuti e ben 114 contro. Un messaggio forte dall’Italia e che ora potrebbe ridisegnare un nuovo destino per un’iniziativa che fino a qualche giorno va sembrava spacciata e senza margini di salvezza.

Cashback, si torna a ragionare sui 3.300 euro annui? 

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Adesso, messa così, non è da escludere una conferma anche per il secondo semestre che inizierà a luglio. Il che significa che rispetto ai soli 6 mesi ormai dati per certi, si estende il periodo e di conseguenza si allarga anche il budget che torna potenzialmente a 3.300 euro massimi rispetto ai ‘soli’ 1.650 euro potenziali raggiungibili adesso: 150 di cashback basico, 1.500 di supercash.

Adesso, se tale situazione dovesse essere confermata, la quota di questi 6 mesi andrebbe moltiplicata di nuovo per due. Se così fosse, alla fine il cashback non verrebbe nemmeno ridimensionato come finora indicava l’ipotesi alternativa a un epilogo anticipato. A spingere per l’ottimismo sono anche le indicazioni che giungono dal governo centrale, col vice ministro dell’economia che proprio in queste ore ha manifestato l’enorme soddisfazione per i riscontri ottenuti.

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“3 sono i miliardi che si stimano in termini di maggiori consumi nel biennio, sulla base dei numeri prodotti da quando esiste il Cashback. 9, invece, i miliardi di maggiore gettito da oggi al 2025. È una misura che si autofinanzia“, chiarisce innanzitutto Laura Castelli. Un messaggio indirizzato a chi sostiene che il cashback gravi pesantemente sulle casse italiane.

Il primo dei vari vantaggio, poi, sarebbe paradossalmente proprio la tutela dello stesso consumatore. La referente politica ne ha spiegato i motivi così: “Se sai di poter recuperare una parte di quello che spendi, sei più propenso ad acquistare. Si traduce in un aumento dei prodotti venduti, e quindi delle commesse per i produttori, si ingenera così una maggiore richiesta di lavoro e l’aumento dell’occupazione. Dunque una manovra finalizzata all’intera economica nazionale, dove a sorridere non sarebbe solo lo Stato.

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Dall’altra parte, poi, c’è l’aspetto legato alla forte accelerata verso una digitalizzazione nazionale: “Aderire al Cashback ha spinto ben 8 milioni di cittadini (in soli 3 mesi) ad attivare la propria identità digitale “Spid”, che rappresenterà sempre di più la chiave per accedere a tutti i servizi della PA e dialogare con essa, rendendo facile l’approccio ai servizi di Agenzia dell’Entrate, Inps, PagoPa e degli enti pubblici in generale. La semplificazione è il primo modo per migliorare la vita del contribuente”.

La domanda quindi è la seguente: considerando questa forte presa di posizione, siamo così sicuri che il cashback sia già ai titoli di coda per l’estate? Tutt’altro, verrebbe da dire.