Confcommercio lancia l’allarme, blocco delle attività ma Tari a livello record

Nonostante moltissime attività siano chiuse, a causa del Covid, sale il costo della Tari e Confcommercio lancia l’allarme.

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Sono purtroppo migliaia le attività commerciali chiuse a causa delle restrizioni legate al Covid. Una vera e propria emergenza alla quale il governo deve dare risposte rapide e organiche per cercare di salvarne il maggior numero possibile. Nonostante la mancanza di introiti non cala la pressione fiscale, tanto che la Tari è arrivata a livelli record.

A lanciare l’allarme è Confcommercio, Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo, che chiede spiegazioni rispetto a quello che deve essere considerato un controsenso. Non è possibile che con la diminuzione della produzione sui rifiuti la tassa sugli stessi aumenti. Una beffa per tanti

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Negozi chiusi ma Tari a livello record

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La chiusura delle attività commerciali, legata all’emergenza sanitaria, ha portato conseguentemente alla riduzione della produzione di rifiuti, complessivamente 5 milioni in meno rispetto al 2019. Al netto di questo dato, però, deve essere considerato il costo totale della tassa rifiuti, la Tari, che ha raggiunto un livello record di 9,73 miliardi con un incremento dell’80% negli ultimi 10 anni. Un ossimoro al quale Confcommercio ha chiesto spiegazione.

L’Osservatorio Tasse locali, infatti, ha specificato che si tratta di un paradosso che penalizza ulteriormente le imprese del terziario, con costi ancora troppo alti e sproporzionati a fronte dei quali non corrisponde un’efficiente gestione dei servizi resi dagli enti locali. Lapalissiano ribadirlo che alla diminuzione dei rifiuti sarebbe dovuto corrispondere una diminuzione del costo del servizio di raccolta e smaltimento.

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Le imprese del terziario sono di fronte ad una situazione estrema: sostegni del tutto insufficienti e prospettive di riaprire un miraggio“, questo il drammatico quadro della situazione tracciato da Confcommercio.