Evasione fiscale e privacy, la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è trovata ad esprimersi riguardo una faccenda che lega strettamente evasione fiscale e privacy. Un problema di difficile soluzione.

Evasione fiscale e privacy, la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
Evasione fiscale e privacy, la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (foto: pixabay)

Con una sentenza pubblicata a gennaio del 2021, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, CEDU, si è espressa in merito a come gestire il diritto alla privacy dei cittadini nel frangente dell’evasione fiscale. In particolare la sentenza riguarda la pubblicazione di una blacklist contenente nome e cognome degli evasori fiscali.

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Evasione fiscale e privacy, la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
Evasione fiscale e privacy, la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (foto: pixabay)

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dello scorso 12 gennaio 2021 è partita dall’Ungheria. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate ungheresi, infatti, è stato pubblicato nome e cognome di un evasore. Oltre ai dati personali di questo individuo sono stati indicati i suoi debiti e il codice fiscale. Questa persona ha quindi fatto ricorso al Garante della Privacy del suo Paese che ha sentenziato che non era possibile divulgare i dati sensibili neanche degli evasori.

Per dirimere la questione, l’evasore e l’Agenzia delle Entrate si sono poi rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che però ha dato parere favorevole alla diffusione dei dati di questo contribuente ungherese, reo di evasione fiscale. Nella motivazione della sentenza, che è la numero 36345/16, si legge che è possibile diffondere i dati negativi sui contribuenti perché questo si pone come sistema per far prevalere l’interesse pubblico e prevenire altri inadempimenti tributari.

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Avere quindi un elenco di chi non è in regola con gli obblighi fiscali è, secondo la CEDU, una pratica che va tutelata. Si tratta quindi di un precedente importante, anche alla luce del fatto che anni addietro nel nostro Paese era stata fatta un’operazione simile contro cui poi si era espresso il nostro Garante della privacy. Alla luce della sentenza data dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in questo caso risulta, però, come il conoscere e il pubblicare i dati personali relativi agli evasori possa fungere da deterrente per quanti abbiano intenzione di evadere.

Nella sentenza della CEDU è comunque inserito un limite minimo superato il quale si può essere inseriti nella lista pubblica: Il limite è intorno ai €30.000. C’è poi da rispettare la regola dei 180 giorni prima della pubblicazione e la necessità di rettifica e cancellazione istantanea dei dati quando la situazione debitoria rientra.