Pensioni, Quota 100 a rischio per il 2022: riforma in arrivo?

La Quota 100 per il pensionamento anticipato plausibilmente non verrà rinnovata per il 2022. Le priorità del nuovo governo.

Pensione senza contributi INPS, ecco come fare
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La Quota 100 è stata introdotta dal primo Governo Conte nel 2019. Il parametro su cui si basa la legge per il pensionamento anticipato è il raggiungimento del numero 100, sommando l’età anagrafica e l’anzianità contributiva. Così, dal 2019, poteva andare in pensione chi aveva almeno 62 anni di età e 38 anni di contribuzione lavorativa. Questa legge è valida fino al 31 dicembre del 2021.

Chi dovesse rientrare in quella fascia di età e di contributi dal primo gennaio 2022 probabilmente non avrà più accesso alla Quota 100. Se non vi saranno sostituzioni adeguate, tornerà a 67 anni l’età minima pensionabile.

Il nuovo governo non si sbilancia su una nuova riforma delle pensioni. L’attenzione di Draghi, capo dell’esecutivo, e di Orlando, Ministro del Lavoro, è rivolta principalmente alla ristrutturazione degli ammortizzatori sociali. Secondo Orlando le misure governative di sussidio hanno consentito di evitare una crisi sociale durante la pandemia.

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Le ipotesi sul nuovo sistema pensionistico

pensione
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Ad ogni modo il Ministro Orlando ha dichiarato che si stanno analizzando gli effetti di Quota 100 per attuare una riforma del sistema pensionistico più efficace ed a lungo termine.

I principi che muoveranno le decisioni governative saranno: flessibilità in uscita; riconoscimento della diversa gravosità dei lavori; valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne; pensioni dei giovani; potere d’acquisto dei pensionati; previdenza complementare.

L’ultimo punto interessa particolarmente Paquale Tridico, presidente dell’Inps. L’istituto di previdenza sociale sta lavorando per mettere in atto un sistema previdenziale integrativo pubblico, che permetterebbe al contribuente che vuole andare in pensione l’accesso a contributi pubblici sulla pensione integrativa.

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Questo incentivo pubblico dovrebbe favorire i giovani, le donne e le categorie di lavoratori con i salari più bassi.