Covid-19, i dati del rapporto Ismea sui consumi degli italiani

Il Covid-19 ha cambiato la nostra vita sotto moltissimi aspetti, in un anno anche le abitudini dei consumi sono cambiate. Un rapporto diffuso da Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, fotografa la situazione a un anno dall’inizio della pandemia.
Covid-19, i dati del rapporto Ismea sui consumi degli italiani
Covid-19, i dati del rapporto Ismea sui consumi degli italiani (foto: pixabay)

Come sono cambiati i consumi degli Italiani in un anno di pandemia? Come il covid-19 ha modificato il nostro rapporto con la spesa e con i cibi? Le risposte nel rapporto distribuito da Ismea che esce a un anno dal primo lockdown generale in Italia.

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Covid-19, spese alimentari e ordini digitali

Covid-19, i dati del rapporto Ismea sui consumi degli italiani
Covid-19, i dati del rapporto Ismea sui consumi degli italiani (foto: pixabay)

I dati diffusi da Ismea ci dicono che alcuni settori, come la ristorazione, hanno visto un calo del 42%, in termini di spesa degli italiani. I consumi alimentari domestici, invece, sono saliti in media del 7,4% con un picco registrato proprio a marzo con un +20%. Durante il periodo estivo le percentuali si sono abbassate per poi rialzarsi nuovamente con l’inverno. In particolare, gli italiani hanno dimostrato di comprare di più prodotti confezionati, il cui acquisto è aumentato dell’8%, ma che anche i prodotti freschi hanno visto un leggero aumento delle vendite con un +5,9%.

Tutti i prodotti alimentari hanno visto un aumento nelle vendite, ma ce ne sono alcuni che agli italiani sembrano essere piaciuti di più. In particolare, c’è stato un picco nell’acquisto e nel consumo di uova, che è in generale cresciuto del 15% ma che ha registrato dei picchi del +42%. Il consumo di carne è cresciuto del 10% circa così come quello dei formaggi. In calo invece l’acquisto di latte fresco che è diminuito del 5%.

Il rapporto degli italiani con il pesce, invece, è stato più conflittuale: c’è stato un leggero calo nell’acquisto dei prodotti freschi ma il surgelato ha registrato un +16%. Anche per gli ortaggi si sono registrati aumenti, in generale si è visto un +9% nei consumi ma con un calo nei volumi di vendita dei prodotti già pronti, per esempio le insalate già tagliate.

Questo calo è dovuto probabilmente al fatto che chiusi in casa a causa dello lockdown abbiamo avuto più tempo per poter preparare cibi da soli. La frutta è cresciuta del 9% circa, anche se probabilmente l’incremento è dovuto più che altro all’aumento dei prezzi e non all’aumento effettivo della quantità di frutta acquistata. Molto interessante è poi l’aumento negli acquisti di prodotti alcolici: non potendo uscire per l’aperitivo molti italiani si sono improvvisati barman. Sceso dell’8% invece l’acquisto del pane fresco, i dolci tipici delle festività, ma, come era prevedibile, la farina ha registrato più 38%.

Guardando i dati forniti da Ismea è facile intuire come i prodotti che hanno visto crescere maggiormente il proprio volume d’acquisto (uova, latte a lunga conservazione, burro, farina) siano anche la riprova che gli italiani nel periodo del lockdown hanno riscoperto la cucina come luogo in cui tentare di ritrovare la normalità.

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Se cresce la spesa per gli ingredienti di pizza, pasta e pane, con la pandemia da covid-19 è cresciuto anche molto il delivery. Con la consegna a domicilio, le realtà della ristorazione, alcune almeno, sono riuscite in parte ad ammortizzare le perdite dovute alle chiusure. Altro dato interessante è l’aumento dell’11% nell’acquisto di prodotti biologici. Probabilmente la pandemia, la paura dei virus, il maggior tempo a disposizione hanno permesso agli italiani di informarsi meglio utilizzato gli strumenti digitali a disposizione per capire e comprendere quello che portiamo a tavola ogni giorno.

Da ultimo vale la pena notare che l’innegabile situazione di criticità a livello economico portata dalla pandemia ha messo in difficoltà molte famiglie italiane che sono ricorse agli acquisti presso i discount. Queste realtà commerciali hanno, infatti, visto un aumento del proprio giro di affari del 9,3%.