L’inquinamento uccide più del Covid, afferma uno studio di Harvard

L’apprensione collettiva per la letalità del coronavirus ha spostato l’attenzione da un tema che da decenni è significativa causa di mortalità prematura: l’inquinamento

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In tutto il mondo “10,2 milioni di morti premature ogni anno sono attribuibili alla componente dei combustibili fossili del particolato aerodisperso”. Questo emerge da uno studio dell’Università di Harvard in collaborazione con altri istituti, pubblicato sulla rivista Environment Research.

La ricerca sostiene che ogni anno 1 persona su 5 muore a causa della combustione di carburanti fossili. “La combustione produce particelle sottili cariche di tossine che sono abbastanza piccole da penetrare in profondità nei polmoni. I rischi derivanti dall’inalazione di queste particelle, note come PM2.5, sono ben documentati. Così la professoressa Eloise Marais, autrice dello studio, denuncia gli errori del passato sulla prevenzione della mortalità da inquinamento, oggigiorno ancora più sottovalutata in favore del rischio da contagio epidemico.

Nell’ultimo anno il Covid-19 ha provocato 2,5 milioni di morti, una cifra di gran lunga inferiore ai 10,2 milioni causati dall’inquinamento atmosferico.

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Lo studio e i risultati

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Per effettuare questa ricerca i professionisti delle università coinvolte hanno strutturato una metodologia basata su tecnologie sperimentali. In passato si stimavano le concentrazioni di CO2 tramite osservazioni che non permettevano di distinguere la fonte di emissione.

In questo studio utilizza un modello 3D globale di chimica atmosferica che permette di attribuire lo sprigionarsi della sostanza tossica a sorgenti diverse: energia, industria, navi, trasporti terrestri etc. In questo modo si è potuto comprendere da quale risorsa provengono le più alte concentrazioni di CO2.

Ne è derivato che una buona percentuale di decessi è attribuibile alle PM2, le tossine derivanti dalla combustione di carburante fossile, il petrolio.

Inoltre la ricerca condanna aspramente le decisioni politiche internazionali in merito alle emissioni nocive. Nel 2016 gli accordi di Parigi hanno concesso ulteriore proroga ai paesi in via di sviluppo per l’adeguamento alla normativa internazionale in tema di inquinamento. Da ciò ne è risultato che in Cina si registrano 3,5 milioni di morti ogni anno ed in India e sud-est asiatico 2,5 milioni. Cifre davvero impressionanti, ma anche l’Europa, con le sue misure di contenimento dell’inquinamento, registra un numero molto alto di decessi da emissioni di CO2.

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L’investimento economico per la cura delle malattie causate dalla combustione del petrolio è molto ingente. La riduzione dell’utilizzo del carburante potrebbe far risparmiare ai governi globali 2,9 trilioni di dollari. I governi non possono più ammantare scuse a buon mercato. L’inquinamento deve essere sostituito con fonti di energia rinnovabile.