Il decreto sul Coronavirus ha imposto la chiusura di quasi tutte le attività, limitando al massimo gli spostamenti. Come fare per il rimborso delle spese e i costi già sostenuti?

Ecco come ricevere rimborsi e fermare gli abbonamenti attivi in questo periodo di coronavirus

Con gli ultimi decreti emanati dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, in Italia è stata imposta la chiusura di tutte le attività non necessarie e la limitazione al massimo degli spostamenti. Ma questi provvedimenti, indispensabili per tutelare la salute pubblica, hanno generato dei contenziosi tra i consumatori e le aziende fornitrici dei servizi. Viaggi e vacanze già prenotate (inclusi soggiorni alberghieri), abbonamenti in palestra o iscrizione ai corsi: sono soltanto alcune delle situazioni che in questo momento milioni di italiani stanno affrontando. Per alcuni casi è il Decreto stesso a stabilire le modalità dei rimborsi, mentre per altri occorre far riferimento alle norme contenute nel Codice Civile e nel Codice del Consumo.

Coronavirus, rimborsi dei servizi non usufruiti: cosa dice la legge

In generale, chi paga per un servizio e poi, per motivi non attribuibili alla sua volontà, non può usufruirne, ha tutto il diritto di essere rimborsato. In questo caso neppure il fornitore è responsabile, se non restituisse la controprestazione si gioverebbe di un ingiustificato arricchimento. Nel caso specifico dell’emergenza, al contrario di quanto accade di norma, il consumatore non ha diritto a ricevere indennizzi o risarcimento del danno, proprio perché la mancata prestazione non dipende dal fornitore. In tema di obbligazioni, si parla di “impossibilità sopravvenuta” e l’articolo 1463 del Codice Civile recita: “Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito”.

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Coronavirus, viaggi, scuola e sport: come chiedere il rimborso

Per quanto riguarda i viaggi, intesi come trasferimenti aerei, ferroviari o marittimi fino al 3 aprile, il decreto del 2 marzo 2020 prevede che gli interessati dovranno chiedere il rimborso entro 30 giorni dalla data prevista per la partenza. Sarà necessario allegare la documentazione richiesta. Il fornitore del servizio sarà tenuto, entro 15 giorni, a rimborsare la cifra o, in alternativa, emette un voucher dello stesso valore da utilizzare entro un anno dalla sua emissione. Per i voli aerei programmati dopo il 3 aprile, invece, la normativa di riferimento è quella ordinaria, ovvero il Regolamento comunitario n. 261/2004. Esso dice che in caso di cancellazione del volo il consumatore ha diritto alla restituzione del prezzo del biglietto entro 7 giorni, oppure ad una prenotazione di un altro volo. Se la cancellazione del volo non è dipesa dalle condizioni di emergenza, ma da una semplice scelta aziendale, per il passeggero ci sarà anche una cifra ulteriore di compensazione a suo favore. Anche per chi può ancora viaggiare per comprovate situazioni di necessità (lavoro, salute o rientro nel proprio domicilio o residenza) valgono le stesse norme di cui sopra.

Coronavirus, restituzione delle spese: ecco il vademecum per alberghi, scuole, sport e altri servizi

Il Decreto menziona anche i “pacchetti turistici tutto compreso”, ma la norma da seguire è l‘articolo 41 del Codice del Turismo. Il consumatore può recedere dal contratto e l’organizzatore può offrirgli un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore, o procedere al rimborso. Per i soggiorni alberghieri fino al 3 aprile, il viaggiatore ha diritto al rimborso delle somme versate. Esso non è considerato inadempiente, dunque l’albergatore non può trattenere la caparra o l’anticipo.

Capitolo scuola: i viaggi di istruzione, visite guidate e uscite didattiche sono sospese fino al 3 aprile. I viaggiatori hanno diritto al recesso e il rimborso può essere effettuato anche tramite voucher, di pari valore, della scadenza di un anno, da richiedere entro 30 giorni dalla data di partenza. Anche in questo caso il rimborso della somma o tale voucher dovranno essere restituiti entro 15 giorni. I consumatori hanno diritto di interrompere il pagamento e di chiedere il rimborso per l pagamento delle rette per il nido, asilo, scuole e mense scolastiche, limitatamente al periodo non usufruito. In caso di attivazione di corsi a distanza online, il consumatore è libero di accettare o meno le nuove condizioni, comunicando per iscritto l’eventuale rifiuto. Anche per i corsi di vario genere si può sospendere il pagamento e richiedere la restituzione di somme anticipate del periodo non usufruito. Come sopra, c’è la possibilità di accettare o rifiutare le eventuali proposte di didattica a distanza.

Per quanto riguarda le Università, il decreto cura-Italia stabilisce che anche le attività didattiche svolte a distanza sono valide per l’assegnazione dei crediti formativi, previa verifica di apprendimento. Il consumatore non può recedere dal contratto se l’Università fornisce dei mezzi adeguati.

Strutture, impianti sportivi, eventi culturali

Per palestre, piscine, centri sportivi, centri benessere, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi, scuole di ballo, il consumatore può chiedere il rimborso della quota parte di abbonamento non usufruita (o del singolo titolo di ingresso). Se il contratto però, prevede ingressi senza una scadenza temporale, allora l’utente potrà usarli una volta terminata l’emergenza. Molte strutture stanno congelando gli abbonamenti, da utilizzare una volta terminata la chiusura forzata, ma questa sarà una scelta libera del consumatore.

Per gli eventi o spettacoli culturali come eventi, cinema, teatri, musei, in programma fino al 3 aprile, i consumatori avranno diritto al rimborso dei biglietti presentando entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto la richiesta al venditore, allegando il titolo di ingresso. Il venditore restituirà la somma o un voucher, spendibile entro un anno, entro 30 giorni.