Coronavirus, Partite Iva: come funziona il bonus da 600 euro. Non tutti avranno diritto a riceverlo

In questo momento di estrema difficoltà economica oltre che sanitaria il Governo è stato costretto ad intervenire per evitare il collasso del paese. Il Premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri hanno messo a punta il cosiddetto decreto legge “Cura-Italia” stanziando i primi 25 miliardi di ausilio. A livello europeo, la BCE ha disposto lo sblocco di 750 miliardi di fondi extra per assistere gli Stati membri. Queste cifre paracadute dovranno servire ad evitare la chiusura di tutte le imprese fiaccate da questa emergenza, oltre ai lavoratori autonomi e possessori di Partite Iva. Si è stabilito in Italia di fornire un bonus per questi ultimi di 600 euro per questo mese di marzo, nella speranza che gradualmente da aprile-maggio si possa tornare verso la normalità lavorativa.

Ora però occorre fare chiarezza su chi potrà effettivamente ricevere questi soldi, poichè non tutte le PI potranno accadere a tale aiuto.

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Coronavirus, Partite Iva: non tutti potranno avere il bonus da 600 euro

Andando ad approfondire il testo del decreto “Cura-Italia” troviamo all’articolo 27 l’aspetto relativo al bonus per le partite IVA. Per tutti coloro che ne hanno una attiva al 23 febbraio 2020, oltre ai lavoratori con contratto co.co.co non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro. Lo Stato ha stanziato un limite massimo per il 2020 di 203,4 milioni per questo bonus. Inoltre su questi soldi non verranno pagate tasse, poichè non rientreranno nel computo del reddito. Sarà erogata dall’INPS previa richiesta online da parte di ognuno.

Chi non è iscritto alla gestione separata dell’INPS, come professionisti e lavoratori autonomi iscritti ad altre casse di previdenza (come ad esempio i giornalisti iscritti all’INPGI) non avranno accesso ai 600 euro. 

Va ricordato che potranno richiedere il bonus anche i lavoratori a tempo determinato del settore agricolo, se impegnati nel 2019 in tale settore per almeno 50 giorni.