colf

Il lavoro nero di badanti e colf ha un valore fiscale pari a due miliardi di euro. Ciò significa che, se i circa 850.000 lavoratori domestici fossero regolarmente assunti come tutti gli altri, il Fisco italiano incasserebbe 1,4 miliardi di euro in contributi INPS e 645.000 euro di IRPEF.

La rapporto del lavoro nero domestico è di 6/10, che in termini percentuali corrisponde al 42% dei lavoratori regolari censiti (quasi 900.000). Ciò accade per via dei costi che implicano la regolarizzazione, che cadono sulle spalle dei datori di lavoro, i quali non sono altro che le famiglie stesse. Le agevolazioni sono davvero esigue: una badante che guadagna tra i 15.000 e i 22.000 euro all’anno comporta benefici soltanto per quanto riguarda la detrazione IRPEF per persone non autosufficienti con reddito sotto 40mila euro. Il valore di tale detrazione arriva ad un massimo di 399 euro.

Nell’ambito dei collaboratori familiari, le famiglie spendono ogni anno circa 5,6 miliardi di retribuzione, 976 miliardi di contributi e 421 milioni per il TFR mensile.

Le famiglie, quasi sempre, non regolarizzano la posizione dei collaboratori poiché sono gli stessi a chiederlo. Si tratta per lo più di immigrati (71%) che guadagnano circa 6.000 euro all’anno. Inoltre, oltre il 60% dei lavoratori regolari guadagna una cifra annuale sotto la soglia dei 8.150 euro e, di conseguenza, rientrano nell’area “no tax”.

Per risolvere il problema del lavoro domestico in nero, lo Stato dovrebbe introdurre incentivi più consistenti per le famiglie. In questo modo, i 2 miliardi non incassati in tasse si tramuterebbero in un tesoretto di una certa consistenza, da indirizzare per altre attività o servizi.