raffaele micillo

“Per fare un albero ci vuole un fiore…” recitava una famosa canzone per bambini composta da Sergio Endrigo. Per fare una truffa assicurativa, invece? Occorre una base solida (l’albero) e qualcuno (il fiore) che gli dii sostanza. Naturalmente, senza la compiacente collaborazione esterna rimarrebbe tutto relegato nel campo delle idee e delle intenzioni. Se poi hai le spalle coperte da tre rappresentanti della legge, la fattibilità sale di livello.

Ciò è quello che è successo a Roma, dove alcune palestre venivano prima danneggiate dai proprietari e poi gli stessi provvedevano a denunciare l’atto vandalico presso le autorità per incassare il risarcimento delle assicurazioni. Soldi freschi = locale nuovo: un bel binomio.

Ecco allora che intervenivano i tre poliziotti (o meglio ex), tra cui l’ex questore di Firenze Raffaele Micillo. Grazie alla loro collaborazione, la truffa è andata avanti per un paio di anni. Ora sono stati arrestati ed accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla frode assicurativa e alla simulazione di reato. A far emergere l’attività illecita è stato il lavoro certosino portato avanti dagli agenti del commissariato Aurelio.

Oltre a Micillo, ormai in pensione dal 2016, il gip Flavia Costantini ha sottoposto agli arresti domiciliari gli ex poliziotti Vincenzo Barbato e Federico Ricciuto.

Tutto avvenne nel biennio 2016-2018, quando le palestre locate a Roma in via Boccea e in via Prenestina erano state imbrattare con vernice nera, i vari macchinari danneggiati e il parquet scollato dal pavimento. Una volta denunciati gli atti vandalici, gli indagati utilizzavano la prima somma elargita dalle assicurazioni (più di 310.000 euro) per acquistare varie cose, tra cui attrezzi in sostituzione di quelli danneggiati. Già da subito le forze dell’ordine avevano manifestato sospetti in quanto la palestra non disponeva di sistema d’allarme, né di telecamere di sicurezza ed aveva una sola porta con una semplice serratura.

I falsi atti vandalici presentavano dinamiche e modalità quasi identiche. Secondo il gip gli indagati, con la collaborazione di amici e parenti, avevano percepito indennizzi assicurativi da riutilizzare non solo per sostituire l’arredamento della palestra danneggiato, ma per intascarsene una parte facendo passare per nuove le attrezzature acquistate, le quali invece venivano reperite nel mercato dell’usato.