Normalmente, chi vuole investire in azioni rivolge il suo sguardo verso gli istituti bancari. Eppure, i titoli del settore assicurativo garantiscono rendimenti più elevati. Possibile? Se si guarda il periodo 2009-2018, il comparto ha registrato un rendimento del 15,7%, mentre quello bancario è del 7,5%.

La discrepanza si spiega soprattutto con la regolamentazione. Le autorità di vigilanza, onde evitare crisi di liquidità, ha imposto agli istituti bancari coefficienti di riserva e vincoli di utilizzo della Tesoreria che di fatto hanno portato ad una minore redditività. Per non parlare poi dei crediti deteriorati, diretta conseguenza del periodo post-crisi e che ha danneggiato maggiormente le banche che le compagine assicurative, e dello stretto rapporto tra grandi banche e governo dei paesi d’appartenenza.

Ad influenzare maggiormente l’investitore è il timing d’investimento, che dal 2009 ad oggi è stato del -1,1% annualizzato. Invece, per i titoli del settore assicurativo, nonostante la volatilità sia stata maggiore, l’influenza del timing è stata minore. Andando ad analizzare i dettagli, a partire da febbraio 2009 il comparto ha avuto un rendimento del 15,7%, che ha raggiungo un +11 di total return nel mese di novembre dello stesso anno. Ecco il perché rimane particolarmente attraente.

Non vanno neanche sottovalutati i dividendi, i quali hanno una stabilità maggiore nel settore assicurativo. Notz Stucki, asset manager, ha spiegato il perché: “Sono convinto che, allo stato attuale, sia ancora possibile rintracciare istituti bancari con cui creare ottime performance. Ma, per gli investimenti a lungo termine, l’attenzione è rivolta principalmente ai titoli delle società assicurative o riassicurative di elevata qualità. Perché? Innanzitutto pagano degli ottimi dividendi, poi mostrano una maggior resilienza ai ribassi di mercato. Insomma, per gli investitori rappresentano un’ottima opportunità di crescita durante le fasi positive di mercato”.