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Foto da lettera43.it

La cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 1.000 euro è cosa fatta. A beneficiarne sono stati circa 13 milioni di contribuenti. In termini numerici, lo stralcio è pari a 32 miliardi di euro.

Nessun allarmismo per quando riguarda la tenuta dei conti pubblici, già deficitari. Andando a leggere quanto è riportato nella relazione al decreto legge fiscale, le somme di queste micro-cartelle ormai sono irrecuperabili. La cancellazione di queste somme crea una perdita di 524 milioni, calcolata come il 3,5% del gettito di 15 miliardi appartenenti alla rottamazione-ter.

Lo stralcio riguarda 114,4 milioni di partite, ossia il valore di un singolo procedimento di controllo chiuso dall’amministrazione finanziaria tramite un atto di riscossione, di liquidazione e di imposizione.

Su questo argomento, è ancora in essere una disputa tra Inps e amministrazione finanziaria, dovuta a quelle posizioni debitore appartenenti all’istituto di previdenza e non ancora cancellate. Tito Boeri, Presidente dell’Inps, pochi giorni fa ha dichiarato di attendere ancora chiarimenti in merito da parte del ministero del Lavoro.

Secondo l’Inps, le sanzioni civili maturate andrebbero conteggiate per raggiungere il limite di mille euro. Invece, per il Mef la soglia deve essere individuata nel valore originariamente affidato agli agenti. Se viene presa come veritiera la percentuale del 14% sul totale delle cartelle Inps, la sospensione della cancellazione riguarderebbe più di 100.000 partite, dal valore di 4 miliardi di euro.

Per il Fisco, rinunciare a circa 32 miliardi, non è sintomo di demenza. Si tratta di partite non più recuperabili, che riguardano persone defunte e imprese fallite (4,3 miliardi). Altre quote, di circa 3,2 miliardi, sono debiti di persone nullatenenti o di soggetti non presenti nell’anagrafe tributaria. A seguire, falliti, contribuenti con debiti sospesi per provvedimenti amministrativi o per contenziosi in atto.